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“Togliamo il sale dai menù”. L’invito si accompagna a un ombrello che ripara il bimbo che sta mangiando dalla “pioggia” di sale in arrivo dalla saliera. Non c’è dubbio: bisogna ridurre il consumo di sale nei pasti. E ancor più farlo per i bambini. Perchè un consumo eccessivo di sale fa male. Questo l’obiettivo della Settimana mondiale di sensibilizzazione per la riduzione del consumo di sale, in corso fino al 10 marzo, promossa dalla World Action on Salt & Health (WASH), Associazione con partner in 100 Paesi istituita nel 2005 per migliorare la salute delle popolazioni attraverso la graduale riduzione dell’introito di sodio.

 

L’obiettivo generale è quello di incoraggiare le aziende alimentari multinazionali a ridurre il sale nei loro prodotti e a sensibilizzare i Governi sulla necessità di una ampia strategia di popolazione per la riduzione del consumo alimentare di sale.

Il consumo eccessivo di sale, ricorsa il ministero della Salute, causa un aumento della pressione arteriosa, con conseguente aumento del rischio di insorgenza di gravi patologie cardio-cerebrovascolari correlate all’ipertensione arteriosa, quali infarto del miocardio e ictus cerebrale. L’introito di sale è stato associato anche ad altre malattie cronico-degenerative. E il sale è nascosto nella gran parte del cibo acquistato in ristoranti, caffè, supermercati.  

La settimana mondiale 2019, dedicata al tema Let’s take salt off the menu (Togliamo il sale dai menù), mira anche quest’anno a promuovere l’azione degli Stati e a sensibilizzare l’opinione pubblica, ricordando gli effetti nocivi del consumo eccessivo di sale. E  incoraggiare a cambiare le abitudini alimentari e di acquisto. Proprio quest’anno WASH ha diffuso dei dati sui pasti per bambini venduti fuori casa, nelle catene di fast food, dai quali emerge che il 39% dei menù per i più piccoli contiene troppo sale. I pasti per bambini più salati che sono stati trovati contengono più sale del limite giornaliero raccomandato per un adulto. La richiesta di WASH è dunque quella di avere una migliore etichettatura nutrizionale per tutti i prodotti commercializzati per i bambini. A cui si deve aggiungere un nuovo sforzo globale per la riduzione del contenuto di sale.

La ricerca, fatta in tredici paesi (non c’è l’Italia) ha trovato che il 39% (133) dei 343 pasti per bambini disponibili da McDonald’s, KFC, Burger King e Subway aveva più di 1,8 g di sale per porzione, una dose decisamente troppo alta. Mentre il 71% delle pietanze con dati disponibili contiene più di 1 g di sale per porzione, che rappresenta un terzo del limite giornaliero massimo di sale raccomandato per un bambino di età compresa tra 4 e 6 anni. Certo il target scelto è particolare (i fast food) ma va ricordato anche che si sta parlando di menù presentati come “per bambini”.

Fra l’altro ci sono differenze a livello nazionale. Un Cheeseburger Happy Meal venduto in Spagna con 3.6g di sale per porzione contiene il triplo di sale dello stesso pasto venduto in Sud Africa. “Questo sondaggio – dicono da WASH – mostra chiaramente l’enorme variazione nei livelli di sale dello stesso pasto a seconda di dove viene venduto. Se è possibile rendere il piatto meno salato, perché le aziende non utilizzano questa ricetta in tutti i loro mercati? L’industria alimentare deve agire ora e affrontare gli scioccanti livelli di sale presente in alcuni pasti per bambini”.

L’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è ridurre del 30% l’introito di sale entro il 2025. WASH sottolinea cinqueazioni concrete per ridurre il consumo di sale a meno di 5 grammi al giorno, così come raccomandato dall’OMS:

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