Pensiamo che l'ospedale debba essere il luogo sicuro per antonomasia. Pulito, protetto, sterile, curato. E invece, per quanto si possano affannare le ditte delle pulizie e gli altri addetti ai lavori, le strutture sanitarie restano molto più esposte a virus e batteri di quanto possiamo anche solo lontanamente immaginare. Le infezioni in corsia sono frequenti e pericolose. E il fenomeno è in aumento.
Nei giorni scorsi si è tenuta a Roma, presso l'Istituto nazionale tumori Regina Elena, la prima conferenza internazionale sulle infezioni ospedaliere. Durante la quale sono stati resi noti numeri decisamente preoccupanti: preoccupano sempre di più i batteri resistenti ai farmaci, "super-germi" che ogni anno uccidono circa 25 mila persone in Europa, e che ora hanno imparato a resistere anche agli antibiotici più moderni. Nel nostro Paese la resistenza del batterio Klebsiella pneumoniae ai carbapenemi, antibiotici di ultima generazione utilizzati contro infezioni gravi, è balzata dall'1,4% del 2009 al 16% del 2010.
Ma quali sono le infezioni più frequenti tra i malati in ospedale? L'80% di tutte le infezioni ospedaliere riguarda le vie urinarie, le ferite chirurgiche, l'apparato respiratorio e le infezioni sistemiche. Da sole, le infezioni del tratto urinario coprono il 35-40% del totale. Negli ultimi 15 anni la tendenza di queste infezioni è però in diminuzione, mentre stanno aumentando quelle sistemiche (tra cui le polmoniti), a causa della presenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, "visto il largo uso di questi farmaci a scopo preventivo o terapeutico", sottolineano gli specialisti.
Quanto alle infezioni della ferita chirurgica, rappresentano il 20-30% di quelle ospedaliere e contribuiscono fino al 57% di giorni in più di ricovero e al 42% dei costi extra per il sistema sanitario.
Ma la vera sfida per il futuro riguarda l'emergenza superbatteri. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie-Ecdc indica infatti che in Europa la resistenza agli antibiotici cosiddetti "di ultima linea" (i più recenti) è in aumento. "È ormai una realtà accertata in diversi Paesi che la resistenza agli agenti patogeni spesso all'origine di polmoniti e di infezioni delle vie urinarie in ambiente ospedaliero si va accentuando in tutta l'Ue", avvertono gli esperti, convinti che "l'antibiotico-resistenza sia un vero rischio per la salute pubblica, che necessita di sistemi di sorveglianza sempre più organizzati tra ospedali e governi regionali e nazionali".
Da lunedi' prossimo, con l'entrata in vigore della Manovra, tornera' il ticket di 10 euro sulle ricette per le prestazioni di specialistica ambulatoriale e di 25 euro per i codici bianchi in pronto soccorso. Una brutta sorpresa per i cittadini, ma non un'assoluta novita'. Ticket per ricevere determinate prestazioni sanitarie - salvo esenzioni - gia' se ne pagano. Quasi in tutte le Regioni, spesso con modalita' e importi diversi. C'e' ad esempio quello sugli accessi al pronto soccorso che in Campania e a Bolzano puo' costare anche 50 euro e quello per le prestazioni specialistiche che, in Calabria, puo' arrivare fino a 46 euro. Insomma, in materia di ticket ogni Regione fa di 'testa sua'.
L’evento avverso, o errore medico, bisogna comunicarlo al paziente. Sempre? Come? Quando? Su queste altre domande si sono interrogati i chirurghi dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi) che questa mattina, durante il XXX congresso nazionale in corso a Colli del Tronto, hanno cercato la quadra in tema, appunto, di comunicazione medico-paziente e nella fattispecie in caso di errore medico.
L’evento avverso è un momento critico, un momento in cui la situazione emotiva è difficile per il paziente ma anche per il medico che se ne occupa. Dunque, come comportarsi davanti all’eventualità di dover comunicare tale evento? Intanto, si sono chiesti, è sempre bene comunicarlo?
Un gruppo di esperti dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria, costituito da avvocati, medici legali, assistenti sanitari ed altre professionalità del settore, che ha per scopo la tutela dei cittadini spesso abbandonati e maltrattati a livello sanitario.
Latutela del malato è un argomento di cui si parla poco e solo nei casi gravi di malasanità, mentre ogni giorno migliaia di malati subiscono ingiustizie, la tuteladei più deboli è l'obiettivo che perseguiamo, perché anche questi casi non rimangano impuniti. Il Centro Difesa del Malato vuole garantire una difesa efficacedei diritti del malato di fronte ad un sistema che spesso si approfitta dei deboli e degli indifesi.
Il Centro Difesa del Malato si adopera per la soluzione dei problemi esposti, fornendo le informazioni che permettono ai pazienti e ai loro familiari di muoversi tra la burocrazia, tutelando i cittadini nei confronti delle amministrazioni allorché vengono negati i loro diritti in ambito socio-sanitario, rapportandosi con le Istituzioni, sulla base delle segnalazioni dei cittadini.
Tale gruppo di esperti si occuperà oltre che dei casi clamorosi di malasanità di cui si occupa sempre più spesso la cronaca giudiziaria, anche di tutti gli altri eventi che vengono denunciati quotidianamente e che non trovano adeguata pubblicità sulle pagine dei giornali o delle emittenti televisive, ma che violano ugualmente i diritti dei cittadini più deboli ad avere una efficiente e idonea tutela sanitaria.
Il centro infatti fornirà la propria assistenza professionale e legale su: le lunghe liste d’attesa nelle Aziende sanitarie provinciali e ospedali, che costringono i cittadini a scegliere tra ilnon curarsi e il pagare, anche se esenti, le prestazioni sanitarie privatamente, gli errori in corsia, lo scambio di cartelle cliniche, la violazione della privacy, gli errori di diagnosi, le infezioni contratte in ambiente ospedaliero, i ritardi e le disfunzioni del numero d’emergenza 118, i disservizi del servizio di guardia medica, dimissioni improprie, le cadute in strutture sanitarie, i ritardi del medico di base nell’effettuare le visite domiciliari ai propri assistiti, lo scambio di farmaci, gli errori negli interventi chirurgici, i ritardi nell’effettuazione delle visite d’urgenza, ecc.ecc.. Si stima che siano circa 90 al giorno i casi di malasanità in Italia e che la stessa generi, ogni anno, più vittime degli incidenti stradali.
Eppure la maggior parte di coloro che riportano danni, anche irreversibili, per effetto di mancate o erronee diagnosi, oppure in conseguenza di cure o interventi eseguiti non a regola d’arte, risultano restii ad intraprendere concrete iniziative per il ristoro del pregiudizio subito, a volte per paura di ritorsione ed altre volte per mancanza di informazione o di valido sostegno.