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L’Antitrust ha avviato tre istruttorie verso Telecom Italia, Wind Tre e Vodafone con l’ipotesi di pratiche scorrette per la fornitura non richiesta del servizio di roaming marittimo a bordo di navi e traghetti

Sabrina Bergamini

Vai in crociera e lo smartphone si allaccia al collegamento satellitare in automatico. Poi sulla SIM viene addebitato il costo del servizio di comunicazione a bordo nave, il roaming marittimo. Tutto questo senza che il consumatore ne abbia fatto richiesta. È l’ipotesi cui sta lavorando l’Antitrust che ha avviato tre istruttorie verso Telecom Italia, Wind Tre e Vodafone per la fornitura non richiesta del servizio di roaming marittimo.

 

Il roaming marittimo

L’Autorità garante della concorrenza ha avviato tre procedimenti verso Telecom Italia S.p.A., Wind Tre S.p.A. e Vodafone Italia S.p.A. che riguardano presunte pratiche commerciali scorrette per fornitura non richiesta del servizio di roaming marittimo.

«L’ipotesi istruttoria – spiega l’Antitrust in una nota – riguarda l’addebito, sulla SIM dei clienti, dei costi per la fruizione di tale servizio di comunicazione mobile a bordo delle navi senza adeguata informativa e senza la richiesta da parte dei clienti di tale fornitura, sia in fase di sottoscrizione del contratto che in fase di utilizzo del servizio sulla nave».

Di cosa si tratta? Il roaming marittimo, spiega ancora l’Antitrust, permette ai passeggeri che viaggiano su traghetti e navi di utilizzare il servizio di comunicazione mobile anche senza la copertura della rete terrestre.

«I dispositivi mobili (telefoni, tablet, pc) vengono abilitati, tramite il collegamento satellitare reso possibile da stazioni base installate a bordo delle navi, non appena la nave si allontana dalla costa e si sgancia dalla rete mobile terrestre – spiega l’Autorità – La fruizione del servizio cessa quando la nave si riavvicina alla costa nel momento in cui il dispositivo mobile si riaggancia alla rete terrestre».

L’Antitrust contesta dunque alle compagnie telefoniche di aver applicato una pratica aggressiva per la fornitura non richiesta di servizi a pagamento. E chiama in causa anche alcune compagnie marittime – nel dettaglio: Grimaldi Group Spa, Grandi Navi Veloci Spa, Compagnia italiana di navigazione Spa – per le quali ipotizza l’omissione informativa perché non avrebbero fornito ai passeggeri, clienti degli operatori telefonici, un’adeguata informativa sull’esistenza del roaming marittimo a bordo delle proprie navi.