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L' UNIONE fa la forza se dai forza all'UNIONE.

 

La vittoria per i rimborsi della fatturazione a 28 giorni sembra più vicina: il Consiglio di Stato ha respinto la sospensiva richiesta da Vodafone, Wind Tre e Fastweb e ha suggerito alle società di predisporre un “piano di storno scaglionato” in attesa dell’ udienza di merito fissata per il prossimo 4 luglio.

Per ora le compagnie stanno presentando dei piani alternativi di rimborso sotto forma di servizi.  I consumatori sono liberi di accettarli, ma devono verificare caso per caso se sono effettivamente convenienti e conformi alle linee guida dell’Agcom. In ogni caso resta salvo il diritto del consumatore di avere il rimborso in fattura. 

 

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LA RICHIESTA DI RIMBORSO

Prosegue dunque la nostra raccolta delle pre-adesioni per un’eventuale class-action che potrebbe essere necessaria non solo per gli utenti della telefonia fissa che hanno cambiato operatore, ma anche per tutti i clienti della telefonia mobile interessati a reclamare un danno ulteriore, nell’ipotesi in cui l’Antitrust dovesse accertare il cartello anticoncorrenziale tra gli operatori.

Non vi resta che compilare e condividere il nostro modulo di pre-adesione (gratuita e non impegnativa): avete aderito già in moltissimi ma per chi non lo avesse ancora fatto, ecco IL MODULO DI PRE-ADESIONE!

LE ULTIME TAPPE DELLA VICENDA

Lo stop del Consiglio di Stato mette un punto ad una serie di rinvii  del Tar e dello stesso Consiglio che nei mesi scorsi avevano appunto sospeso i rimborsi che dovevano inizialmente essere riconosciuti entro lo scorso 31 dicembre (il Consiglio di Stato aveva  già sospeso la decisione a dieci giorni dalla scadenza del termine).

Ricordiamo che i giorni di rimborso che ciascun operatore doveva riconoscere in fattura ai propri utenti riguardano il periodo compreso tra il 23 giugno 2017 e la data in cui è stata ripristinata la fatturazione su base mensile, ossia i primi giorni di aprile 2018. Era stata l’Agcom a stabilire che entro la fine dell’anno gli operatori di telefonia TIM, Vodafone, Wind Tre e Fastweb, avrebbero dovuto restituire in bolletta i giorni illegittimamente erosi agli utenti a seguito della fatturazione a 28 giorni delle offerte di telefonia fissa (scarica la Delibera di Agcom).  La decisione, era poi stata confermata dal Tar, ma a pochi giorni dalla scadenza è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato ad annullare tutto.

LA MULTA DELL’AGCOM

L’Agcom è già intervenuta i primi di dicembre 2018  multando Tim e Wind Tre per un totale di circa 2,4 milioni di euro, per via delle modalità con le quali, nel mese di aprile 2018, dopo aver ripristinato la fatturazione mensile hanno effettuato la rimodulazione tariffaria, aggiustando il vecchio aumento dell’8,6%. In quell’occasione, come si legge nelle delibere di condanna, non hanno “rispettato gli obblighi normativi vigenti in materia di trasparenza e completezza delle informazioni, nonché di diritto di recesso.”

INDAGINE DELL’ANTITRUST SUL PRESUNTO CARTELLO

Alla multa dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni si aggiunge il  provvedimento cautelare dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che sta indagando per un presunto cartello anticoncorrenziale tra le compagnie che, dopo aver annullato la fatturazione a 28 giorni, a seguito della legge n.172 del 4 dicembre 2017 (contenente l’obbligo a ripristinare la fatturazione mensile), si sarebbero accordate per mantenere gli aumenti “illegali”.

L’Autorità ha ritenuto che la documentazione acquisita nel corso della sua indagine confermasse l’ipotesi istruttoria secondo cui gli operatori avrebbero comunicato, quasi contestualmente, ai propri clienti che la fatturazione delle offerte e dei servizi sarebbe stata effettuata su base mensile anziché su quattro settimane, prevedendo, al contempo, una variazione in aumento del canone mensile per distribuire la spesa annuale complessiva su 12 mesi, invece che 13. Pertanto, al fine di evitare il prodursi, nelle more della conclusione del procedimento, di un danno grave e irreparabile per la concorrenza e, in ultima istanza, per i consumatori, ha adottato misure cautelari urgenti intimando agli operatori di sospendere l’attuazione dell’intesa oggetto di indagine e di definire la propria offerta di servizi in modo autonomo rispetto ai propri concorrenti.

Insomma l’Autorità Antitrust ha vietato questi aumenti generalizzati e i vari operatori si sono riorganizzati rimodulando le diverse offerte riducendo gli aumenti.

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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