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Il peperoncino è un prodotto largamente utilizzato per “speziare” gli alimenti a cui conferisce il tipico sapore “piccante”. La “piccantezza” è dovuta alla “capsaicina” che reagisce con i centri nervosi termorecettori provocando un senso di calore. La piccantezza dei peperoncini è classificata secondo la scala di Scoville che parte da zero per il comune peperone ed arriva anche ad oltre 1 milione per i più piccanti Habanero.


Altra azione molto importante è quella rubefacente, ovvero un effetto vasodilatatore e congestionante sui tessuti con cui viene a contatto. Nella medicina tradizionale pomate o soluzioni oleose di peperoncino trovano applicazione cutanee nella cura sintomatica di traumi e/o nelle forme reumatiche ed artrosiche.

L’effetto rubefacente si ottiene anche a carico delle mucose dell’apparato digerente che viene “stimolato” ad una maggiore attività.

Al peperoncino sono attribuite diverse attività benefiche dovute alle diverse sostanze in esso contenute (vitamine, sali minerali, ecc.). In particolare possiede proprietà antiossidanti e una modica attività antibatterica. Degli studi condotti in vitro fanno ritenere che possa essere utile nella prevenzione di alcuni tipi di tumore. Altri studi dimostrerebbero che il consumo di peperoncino ha effetti benefici sui livelli del colesterolo ematico e sulla lipidemia.

Il consumo è però sconsigliato a chi ha problemi gastrici o intestinali quali le ulcere o il riflesso esofageo. Tuttavia alcuni ritengono che il consumo regolare di peperoncino possa contribuire a prevenire la comparsa di ulcere gastriche.

Il peperoncino, come molti altri alimenti, può presentare delle insidie legate al modo di produrlo e anche alle modalità di conservazione.

Buona parte del peperoncino in commercio in Italia è importato da paesi anche extracomunitari dove le regole per l’utilizzazione di fitofarmaci sono diverse da quelle vigenti in Italia. Può quindi capitare che siano utilizzati prodotti proibiti nel nostro Paese e quindi ci siano dei residui non accettabili e magari anche pericolosi.

Prima che i peperoncini, soprattutto quelli di importazione, arrivino sulle nostre tavole passa del tempo. Durante questo periodo viene immagazzinato, trasportato e alle volte anche sottoposto a processi di trasformazione. Lungo la filiera possono verificarsi delle contaminazioni microbiche, fungine in particolare, con la produzione di micotossine anche pericolose per i consumatori.

Nel passato si sono verificate delle frodi con l’aggiunta di coloranti (rossi) non consentiti alle polveri di peperoncino.

Questi potenziali pericoli sono costantemente monitorati dalle autorità di controllo e si deve ragionevolmente supporre che i pericoli legati alla presenza di residui di fitofarmaci, micotossine e additivi non consentiti nel peperoncino in commercio siano molto contenuti.

E’ molto importante la “gestione” da parte del consumatore finale: quando acquistiamo il peperoncino “fresco” è buona norma consumarlo in tempi ragionevolmente brevi.

Considerando però che la produzione (quella nazionale) è limitata a pochi mesi è consuetudine conservarlo per il resto dell’anno. I metodi più comunemente usati sono l’essiccamento, la preparazione di salse, la conservazione sotto olio e il congelamento.

Sono ottimi metodi, ma bisogna adottare alcune precauzioni: i peperoncini dovrebbero essere essiccati evitando che si formino delle muffe. Se ce ne sono di ammuffiti è bene eliminarli.

I peperoncini potrebbero essere contaminati con spore del Clostridium butulino che, se male conservati, sono in grado di “vitalizzarsi” e produrre la pericolosa tossina “butulinica” sia nelle salse, sia negli oli speziati. In entrambi i casi si raccomanda di “cuocere” i peperoncini prima del loro confezionamento e aggiungere un po’ di aceto per rendere l’ambiente acido in grado di inibire lo sviluppo delle eventuali spore.

In conclusione si può affermare che il peperoncino è un ottimo ingrediente alimentare; si consiglia di adottare delle semplici misure cautelari e di fare attenzione in quello che si sceglie. Chi riesce a produrselo in proprio, magari in un vaso sul balcone, è sicuro di quello che mangia. Quelli acquistati negli esercizi commerciali danno ottime garanzie anche se di importazione.

Un pizzico di nazionalismo però non guasta: non si riesce a capire perché dobbiamo importare peperoncino anche da Paesi extracomunitari, quando in Italia la sua coltivazione è relativamente facile e probabilmente anche remunerativa.