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Arriva l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti. Oltre a uova, miele, carne di pollo e bovina, e a prodotti sui quali si applica la normativa nazionale (latte e formaggi, derivati del pomodoro, pasta e riso), l’etichettatura di origine del prodotto si applicherà a salumi, carne di coniglio, marmellate e succhi di frutta, fagioli e piselli in scatola, pane, insalate in busta, frutta e verdura essiccata. Questa la stima fatta da Coldiretti sulla base della novità, prevista da un emendamento al Dl semplificazioni in discussione al Senato.

“E’ una nostra grande vittoria – dice il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – Un risultato che siamo certi  troverà nell’iter parlamentare un sostegno bipartisan per una norma a costo zero a difesa dell’interesse nazionale e a tutela della salute dei cittadini, del territorio, dell’economia e dell’occupazione”.

“La norma – prosegue la Coldiretti – consente di adeguare ed estendere a tutti i prodotti alimentari l’etichettatura obbligatoria del luogo di provenienza geografica degli alimenti ponendo fine ad un lungo e faticoso contenzioso aperto con l’Unione europea oltre 15 anni fa. In particolare si individuano disposizioni nazionali autorizzate nell’ambito di una consultazione con la Commissione sulla base del Regolamento quadro sull’etichettatura n. 1169 del 2011, in ragione della protezione della salute pubblica e dei consumatori, della prevenzione delle frodi e della protezione dei diritti di proprietà industriale e di repressione della concorrenza sleale”. Obiettivo del provvedimento è garantire al consumatore la possibilità di conoscere da dove vengono la frutta impiegata in succhi e marmellate, i legumi in scatola, le carne usata pere salumi e prosciutti.

Sull’origine in etichetta ci sono diverse norme nazionali – come quelle che riguardano l’origine di pelati, polpe e derivati del pomodoro, pasta e riso – mentre a livello comunitario, dice la Coldiretti, “il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, mentre la Commissione Europea ha recentemente specificato che l’indicazione dell’origine è obbligatoria anche su funghi e tartufi spontanei”.

Bisognerà ora vedere gli sviluppi con l’Europa. Come evidenzia il Salvagente, “il nuovo provvedimento tuttavia è atteso alla “sfida” lanciata dalla Ue sulla nuova etichettatura d’origine che entrerà in vigore nell’aprile 2020: riuscirà a reggere l’urto?”, scrive Enrico Cinotti. Le norme comunitarie prevedono infatti che “i produttori saranno obbligati a fornire in etichetta le informazioni sull’origine, solo quando il luogo di provenienza dell’alimento è indicato – o anche semplicemente evocato – in etichetta e non è lo stesso di quello del suo ingrediente primario. Ad esempio: se un pacco di pasta lavorata in Italia riporta il tricolore dovrà indicare se l’origine del grano è estera, se cioè “l’ingrediente prevalente” proviene da altro paese”. I decreti sull’origine della pasta, del latte, del riso e del pomodoro, e le disposizioni previste nel Dl Semplificazioni “si applicano solo ai prodotti confezionati in Italia e destinati al mercato italiano – precisa Il Salvagente – E’ probabile che, per obblighi di armonizzazione normativa comunitaria, le future regole europee sull’ingrediente prevalente, facciano sorgere molti contenziosi tra Roma e Bruxelles”.