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Sette preadolescenti (tra 8 e 13 anni di età) su 10 fanno uso quotidianamente di strumenti informatici, quali smartphone o computer. Più di uno su 5 senza limitazioni di tempo, qualcuno in meno in assenza dei genitori. Segno che la tecnologia - lo smartphone è in cima alla lista dei dispositivi, seguito da tablet, Playstation e computer - è entrata in pieno a far parte della vita dei giovanissimi e che sovente non c’è alcun controllo sulle attività a cui si ha accesso. Troppo, pur per chi li considera anzitutto come un’opportunità. «Un uso inappropriato della tecnologia è in grado di minare la salute, soprattutto in particolari epoche della vita», afferma Rinaldo Missaglia, segretario nazionale del Sindacato Italiano dei Medici Pediatri di Famiglia (Simpef), commentando l’esito di una ricerca condotta al fine di valutare gli effetti del digitale sullo sviluppo del sistema nervoso.

 

NICLA PANCIERA

Troppa tecnologia fin da bambini

L’indagine, condotta nella provincia di Bergamo tra il 2016 e il 2018, ha visto coinvolti quasi ottomila bambini e ragazzini di età compresa tra 8 e 13 anni. Obbiettivo: valutare l’età di primo utilizzo di un device tecnologico, le modalità di accesso agli strumenti informatici, la frequentazione di internet e dei social media. Si è così potuto evincere che la maggior parte dei preadolescenti - oggi l’approccio avviene a partire da 8 anni, con eccessivi a partire però registrati anche dopo un solo anno di vita - usa questi dispositivi per andare su internet, realizzare ricerche scolastiche, scaricare musica e videogiochi, chattare e vedere video. Meno della metà di loro vi ricorre per quella che è la funzione primordiale di un cellulare: telefonare.

FABIO DI TODARO

«Questi primi dati impongono alcune riflessioni - prosegue Missaglia -. La tecnologia è ormai ubiquitaria e questo ci chiama a dover conoscere a fondo quelli che possono essere i rischi derivanti dall’esposizione e dall’uso degli strumenti che se ne avvalgono. Mi riferisco soprattutto a quello che può accadere nei primi mille giorni di vita: sul piano cognitivo e comportamentale, oltre che più avanti anche educativo e sociale».

Gli effetti sulla salute dei bambini

Il primo avamposto di salute è rappresentato proprio dal pediatra di famiglia: colui che conosce meglio un bambino e i suoi genitori ed è quasi sempre il primo a intercettare eventuali problematiche. «Per quanto concerne gli effetti di ambito psicologico e sociale, è sempre più evidente che l’utilizzo eccessivo di questa tecnologia possa determinare stati di vera e propria dipendenza, soprattutto se l’esposizione inizia nelle prime fasi della vita - dichiara Daniela Lucangeli, ordinario di psicologia dello sviluppo all’Università di Padova -. Non abbiamo ancora certezze, ma non si può escludere che l’abuso di queste tecnologie possa influire sull’aumento dei disturbi d’ansia, ossessivo-compulsivi, dell’umore e sulla depressione giovanile che, per esempio, risulta già documentato negli Stati Uniti e in molti Paesi europei».

Smartphone e tablet mai prima dei 2 anni

Quella dei pediatri italiani non è una crociata contro la tecnologia che, in determinate circostanze, «può avere un impatto positivo sull’apprendimento in età prescolare, purché con l’affiancamento dei genitori», è il pensiero di Alberto Villani, responsabile del reparto di pediatria generale e malattie infettive dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma e presidente della Società Italiana di Pediatria. Ma come specialisti chiamati a prendersi cura dei più piccoli, è improcrastinabile l’appuntamento con una presa di posizione che nasce da una cattiva abitudine diffusa in molte famiglie: non soltanto italiane. I bambini, infatti, cominciano sempre prima a cimentarsi con i dispositivi digitali.

In Italia 8 su 10 sanno usare il cellulare già nella fascia d’età compresa fra i 3 e i 5 anni. L’apprendimento è la conseguenza dell’eccessiva permissività da parte dei genitori, se quasi 1 coppia su 3 usa lo smartphone per distrarre il proprio figlio già nel primo anno di vita. E la percentuale raddoppia a partire dal secondo. Gli specialisti sconsigliano qualsiasi uso entro i 2 anni, mentre per i più grandi il tempo varia: a patto però di escludere sempre i momenti durante i pasti e il tempo che intercorre tra la cena e il riposo notturno.