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32 milioni di italiani utilizzano integratori alimentari come strumento per la tutela e la prevenzione della salute, di cui 18 milioni abitualmente, attribuendo all’integratore una nuova centralità nel rapporto con la salute. Il 74% degli utilizzatori ha un giudizio positivo dell’esperienza di utilizzo degli integratori alimentari che rispondono agli obiettivi attesi. Sono questi i principali dati che emergono dall’analisi condotta dal Censis in occasione della XX Convention FederSalus.

 

Nello scenario economico attuale, in cui i consumatori italiani sono scrupolosi ed oculati, gli integratori alimentari hanno raggiunto i numeri di un consumo di massa grazie al contributo che danno alla prevenzione della buona salute, riconosciuto da chi li utilizza e da medici e farmacisti.

Con una collocazione intermedia tra farmaco e alimento, gli integratori svolgono un ruolo significativo nella propensione degli italiani a gestire la propria salute sotto consiglio esperto.

Secondo i dati Censis, il 57,3% degli italiani ha ricevuto il consiglio di utilizzare integratori alimentari e, tra questi, l’82,4% è stato consigliato da un medico (medico di medicina generale o specialista) o da un farmacista. L’aspetto del counseling di medico e farmacista testimonia come l’utilizzo degli integratori alimentari non sia legato al mero “consumismo sanitario”, ma funzionale alla buona salute.

Nel 2018, secondo dati IQVIA per FederSalus, sono state 26 milioni le prescrizioni mediche di integratori alimentari; il 95% del mercato degli integratori si sviluppa in farmacia (86%) e parafarmacia (9%); il restante 5% nella grande distribuzione organizzata (GDO).

 “Il ricorso degli italiani agli integratori alimentari, consigliati dai medici, ha uno stretto legame nel lungo periodo con il nuovo modello di consumo fatto di sobrietà e rigorosa selezione delle spese e con la crescente responsabilità individuale nella tutela della salute”, afferma Francesco Maietta, Responsabile Area Politiche sociali Censis. Per questo è possibile parlare di valore sociale degli integratori alimentari, vero fondamento del loro successo economico”.

 Secondo gli esperti, gli integratori alimentari possono giocare un ruolo importante sul contenimento dei costi sanitari quando adottati per la riduzione dei fattori di rischio di specifiche patologie ad alto impatto socioeconomico. La determinazione dell’efficacia, appropriatezza e costo-efficacia dei prodotti diventa, quindi, un elemento importante per influenzare le scelte di policy in tale ambito.

L’uso di questi prodotti in prevenzione primaria può avere come conseguenza la diminuzione dei costi sociosanitari dovuti in particolare alla cura e ai ricoveri, aspetto estremamente importante ad esempio in ambito cardiovascolare. La letteratura internazionale conferma il valore anche economico dell’integratore alimentare per i Sistemi Sanitari. 

“La Ricerca Censis ci mostra un consumatore in prima linea nelle scelte determinanti per la propria salute e che, grazie anche al consiglio attivo di medici e farmacisti”, afferma Marco Fiorani, presidente FederSalus, “ha inserito l’integratore nel paniere dei beni essenziali in un contesto di massima attenzione alla spesa familiare”. 

“Promuovere il ruolo che gli integratori alimentari possono avere nella prevenzione primaria, consentendo di liberare risorse per il Servizio Sanitario Nazionale”, dicono da FederSaus, “è un passo necessario in questa direzione è il riconoscimento della specifica identità degli integratori, diversa da farmaci e alimenti”.