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L’antibiotico-resistenza è un fenomeno per il quale un batterio risulta resistente all’attività di un farmaco antimicrobico. Si tratta di un problema di salute pubblica di primo piano, globale e multifattoriale, la cui causa non è riconducibile solo all’uso del farmaco negli allevamenti avicoli intensivi.

Per il consumatore non c’è alcun rischio, la carne che mangiamo non contiene residui di farmaci in riferimento ai limiti di residuo massimi stabiliti per legge (MRL).

 

In avicoltura gli antibiotici vengono somministrati soltanto in presenza di patologie e sotto la responsabilità e il controllo veterinario. Negli allevamenti italiani viene sempre rispettato il tempo di sospensione, ovvero il tempo necessario affinché il farmaco sia smaltito prima che l’animale possa essere idoneo al consumo. Il rispetto di tale periodo e il corretto uso degli antibiotici seguono scrupolosamente le norme nazionali, comunitarie e le indicazioni specifiche per ciascun farmaco.

La lotta all’antibiotico-resistenza è approcciata con un lavoro costante di miglioramento degli standard di allevamento, delle biosicurezze e della gestione corretta dei parametri ambientali, favorendo l’applicazione di nuove tecnologie per ridurre la comparsa di malattie e il ricorso ai trattamenti, che devono rappresentare l’ultima ratio, non evitabile per ragioni di benessere animale, in caso di manifesta patologia.

Inoltre, negli ultimi cinque anni il settore avicolo italiano ha ridotto del 63% l’utilizzo degli antibiotici negli allevamenti italiani a seguito all’adozione di un piano nazionale per la razionalizzazione dell’uso degli antibiotici, il più importante intervento organico di riduzione e razionalizzazione dell’uso del farmaco in ambito zootecnico in Italia.

Autore: Unaitalia