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Un nuovo caso investe l’organizzazione del rientro a scuola: l’obbligo di certificato medico se si è assenti per malattia. I pediatri della Fimp dicono che è un adempimento burocratico che non garantisce nulla

Sabrina Bergamini

Rientro a scuola con certificato medico se si è assenti per malattia. È quello che a tante famiglie viene richiesto in questi giorni per qualsiasi assenza superiore ai tre giorni (per la scuola dell’infanzia) o ai cinque giorni motivata da malattia. Bisogna essere certi che non sia coronavirus. Ma come essere sicuri che un banale raffreddore o un’influenza siano tali e non sintomi di altro? Bisognerà fare sempre il tampone? Il pediatra chiederà tamponi per ogni raffreddore?

 

Diventa un caso, l’ennesimo si potrebbe dire, la reintroduzione del certificato medico per il rientro a scuola previsto dalle regioni, con modalità diverse a seconda del territorio.

Certificato medico, il caso

I presidi hanno chiesto di rendere omogenee a livello nazionale le misure sulla previsione del certificato medico per il rientro a scuola. Le Regioni vanno in ordine sparso. I pediatri della Fimp non sono d’accordo sulla reintroduzione del certificato medico per il rientro in classe: è “inutile e dannoso”, fanno sapere.

Il dpcm del 7 settembre individua il percorso nella gestione di un sospetto Covid a scuola. Dice poi che «In caso di diagnosi di patologia diversa da  COVID-19  (tampone negativo), il soggetto rimarrà a  casa  fino  a  guarigione  clinica seguendo le indicazioni» del pediatra o del medico di base che «redigerà una  attestazione che il  bambino/studente può rientrare  scuola  poiché  è stato seguito il percorso  diagnostico-terapeutico  e  di prevenzione  per COVID-19 di cui sopra e come disposto da documenti  nazionali  e regionali».

Sul certificato medico le Regioni non stanno seguendo tutte la stessa linea. Come spiega l’Agi, «il Lazio ha stabilito che il certificato è obbligatorio nelle scuole d’infanzia dopo 3 giorni di assenza per malattia diversa, mentre per le elementari, medie e superiori i giorni sono cinque. In Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte è sufficiente l’autocertificazione dei genitori che però presuppone il via libera del pediatra. Sul patto di corresponsabilità fra comunità educante e famiglia puntano invece Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Umbria e Marche. In Sicilia vige l’obbligo di certificato dopo il decimo giorno di malattia. Per tutte le altre Regioni resta l’obbligo del certificato medico a scuola dopo 5 giorni di assenza».

Certificato medico, per i pediatri è un inutile adempimento burocratico

L’associazione nazionale presidi ha chiesto rendere obbligatoria, dopo un’assenza superiore a cinque giorni, la presentazione del certificato medico per la riammissione a scuola. I pediatri però non ci stanno e parlano di un «adempimento burocratico» che potrebbe complicare il lavoro dei medici e la vita delle famiglie.

«La richiesta di reintroduzione dell’obbligo del certificato medico per il rientro a scuola è priva di fondamento scientifico e contraddice le raccomandazioni sin qui promosse per contenere l’epidemia – dice il presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) Paolo Biasci – Il mondo della scuola dovrebbe volere insieme a noi le misure che consentano a bambini e ragazzi di frequentare le lezioni in sicurezza. E la reintroduzione del certificato, che si basa solo sulla valutazione delle condizioni cliniche, offrirebbe invece una falsa sicurezza sulle condizioni di contagiosità degli alunni. Restiamo alle norme dell’ultimo DPCM e seguiamo il percorso assistenziale indicato che prevede l’esecuzione del tampone naso-faringeo in tutte le principali e più frequenti condizioni che causano l’assenza dalle comunità scolastiche».

Pediatri: rendere più veloci le risposte del tampone

I pediatri evidenziano che la sicurezza può  venire solo dal tampone. Dunque bisogna aumentare la velocità dei tamponi a disposizione della comunità scolastica e dei bambini, perchè in alcuni contesti si attende troppo, anche quattro o cinque giorni.

«Abbiamo ormai un collaudato sistema di triage telefonico, eventualmente associato al videoconsulto – afferma Biasci – che ci permette di individuare tutti i casi sospetti di infezione da COVID-19. Per una frequenza scolastica in sicurezza abbiamo la necessità del referto di un tampone in tempi più rapidi possibili, per poter redigere un attestato che permetterà il rientro a scuola. Vogliamo tornare ad affollare gli studi dei pediatri di famiglia con accessi non necessari per un adempimento burocratico cancellato tempo fa, proprio perché privo di valore scientifico e che non permette di escludere la contagiosità? Come possiamo infatti certificare con certezza la non contagiosità di un paziente senza prima aver effettuato l’unico test ad oggi validato per risolvere la diagnosi?».

«Noi stiamo facendo la nostra parte, ma non è possibile dover attendere 4-5 giorni ed anche più l’esito del tampone naso-faringeo per il Covid-19 quando, se lo stesso paziente va in Pronto Soccorso, la risposta arriva in 4 ore. Cerchiamo di ridurre la disparità tra tempi dell’ospedale e del territorio. I primi a beneficiarne saranno i bambini e le loro famiglie».