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Il cervello è l’organo del corpo che invecchia più velocemente e in maniera più significativa rispetto a tutti gli altri. Inoltre, è uno degli organi del corpo che usa grandi quantitativi di ossigeno (1/3 dell’ossigeno che respiriamo è usato dal cervello) e, quindi, che produce molti radicali liberi. Di fatto il cervello è per sua natura estremamente esposto allo stress ossidativo e di conseguenza invecchia più precocemente di altri tessuti.

 

Inoltre, negli ultimi anni le patologie neurodegenerative, e in particolare la malattia di Alzheimer, stanno aumentando in maniera esponenziale nei paesi industrializzati. In quest’ottica, trovare delle sostanze che aumentano le difese naturali del cervello, rallentando la morte dei neuroni e prevenendo l’insorgenza di patologie cognitive, rappresenta sempre più una emergenza socio-sanitaria.

Tra le variabili ambientali, la dieta rappresenta sicuramente quella maggiormente in grado di influenzare il nostro stato di salute e la qualità dell’invecchiamento, e questo sembra essere vero anche per il cervello. Il ruolo di nutrienti essenziali, di composti non essenziali e addirittura di non nutrienti, derivati dalla dieta, e l’uso di sostanze nutraceutiche in grado di interferire positivamente su infiammazione e stress è, quindi, sempre più visto come una potenziale strategia preventiva nei confronti delle patologie neurodegenerative e dell’invecchiamento cerebrale in generale.

Oltre al glucosio, benzina da cui dipendono le funzioni cerebrali, molti altri nutrienti essenziali, risultano fondamentali per una corretta fisiologia neuronale, come ad esempio la maggior parte delle vitamine, e in particolare quelle del gruppo B: vitamine B6 e B12 svolgono azioni protettive, contrastando la formazione di radicali liberi e regolando positivamente il metabolismo dell’omocisteina, il cui accumulo impedisce lo svolgimento delle funzioni neuronali.

Anche gli acidi grassi poliinsaturi essenziali, e in particolare gli omega 3, che originariamente sembravano influenzare il cervello solo attraverso i loro effetti sulla fisiologia cardiovascolare, stanno guadagnando una sempre maggiore attenzione da parte del mondo medico-scientifico per le loro molteplici azioni dirette sul sistema nervoso.

La possibilità che gli omega 3, e in particolare il DHA, siano in grado di stimolare i processi cognitivi e la memoria e in generale di preservare un corretto funzionamento del cervello anche nell’adulto, è supportata da numerose osservazioni epidemiologiche e da studi sperimentali e clinici.

Nell’uomo una dieta deficitaria in omega3 è stata associata ad un aumentato rischio di sviluppare declino cognitivo e numerosi disordini mentali, incluso ADHD, dislessia, demenza, depressione, disturbi bipolari e schizofrenia. Numerosi studi suggeriscono un’importante funzione di protezione da parte degli omega-3 anche in numerose patologie neurodegenerative, dall’Alzheimer alla sclerosi laterale amiotrofica.

Numerose sostanze “non nutrienti”, contenute in alimenti comuni o cibi particolari, sono stati oggetto di ricerche sperimentali e cliniche, in quanto potenzialmente efficaci nel promuovere aspetti della fisiologia e della funzione cerebrale: tra le sostanze più interessanti vi sono alcuni appartenenti alla famiglia dei polifenoli quali le antocianine e le procianidine del mirtillo, le catechine del tè, i flavanoli del cacao, il resveratrolo e la curcumina, il pigmento giallo che dà il colore al curry.

Oltre ai principi fin qui brevemente accennati, è necessario sottolineare che molte ulteriori sostanze nutraceutiche sono state esplorate per valutarne l’efficacia nel migliorare aspetti della fisiologia cerebrale. Ad esempio, alcuni aminoacidi, in grado di modulare metabolismo o sintesi dei principali neurotrasmettitori, sono stati sperimentati per la loro potenziale capacità di supportare il tono dell’umore, e ridurre il rischio di sviluppare stati di ansia o depressione.

In conclusione, ricordiamo che recentemente EFSA ha pubblicato le Linee Guida per valutare l’efficacia di sostanze nutrizionali o derivate dal cibo sulle funzioni cerebrali, incluse quelle psicologiche. Sebbene tale documento non rappresenti, per stessa ammissione dell’EFSA, una guida esaustiva degli approcci per valutare in maniera attendibile il rapporto causa/effetto di una sostanza sulle funzioni cerebrali, è sicuramente un notevole passo avanti per impostare studi nutrizionali significativi in tale area.     

Autore: Giovanni Scapagnini (Professore Ordinario di Nutrizione umana, Dipartimento Scienze per la Salute, Università degli Studi del Molise, Campobasso)