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Adolescenti costantemente in ansia da prestazione, sottomessi al giudizio degli altri. E compaiono nuovi fenomeni: l’insonnia da smartphone

Elena Leoparco

Hanno lo smartphone in mano tra i 10 e gli 11 anni (60%) e una vita social molto intensa nonostante la giovane età. È questa l’evidenza che balza subito agli occhi leggendo i risultati dell’indagine “Adolescenti e Stili di vita” realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di Ricerca Iard.

Sui social preoccupa soprattutto la grande superficialità con la quale i ragazzi tutelano la loro privacy, lasciando molto spesso il profilo impostato come “pubblico” (tra l’1% e i 15% non adotta alcuna misura di protezione dei propri contenuti).

 

Inoltre, benchè sia prevista un’età minima per l’iscrizione ad un social network, pochi si fanno scrupolo a dichiarare un’età falsa per poter creare un account.

A tutto “social”

Il 47% indica l’età minima per poter accedere (16 anni, nel caso di Facebook ad esempio), il 20% dichiara un’età a caso e il 23% dice di essere comunque maggiorenne, perché, spiegano i ragazzi, “così non ti prendono per un bambino”. Poco importa se in questo modo ci si espeone più o meno inconsapevolmente a contenuti e discorsi tutt’altro che adatti alla propria età.

“Un pericoloso esordio in età pressoché infantile – afferma Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza – quando non si ha assolutamente la necessaria maturità psicologica per poter utilizzare strumenti di comunicazione così potenti e insidiosi anche ad età ben più mature”.

Ma al di là dei pericoli più visibili – la deriva del cyberbullismo è il più evidente – la permanenza H24 nell’agone della piazza virtuale contribuisce ad aumentare la fragilità di una generazione di adolescenti costantemente in ansia da prestazione, sottomessa al giudizio degli altri che si esplicita in like e follower.

Circa i social (e gli strumenti di messaggistica) più utilizzati, si conferma il progressivo calo di Facebook e l’incremento di Instagram. Parabola discendente per Ask Fm, mentre è in crescita Snap Chat. Diventa consistente l’utilizzo di Telegram e This Crush (quasi inesistenti nel 2016), mentre non abbiamo rilevato il dato su TikTok, esploso recentissimamente. WhatsApp è praticamente “incorporato” in tutti gli adolescenti.

Cyberbullismo

Il 40% è entrato in contatto (direttamente o indirettamente) con episodi di cyberbullismo. Positivo che il 56% dica che la prima cosa da fare, in caso si diventi vittima di un episodio di cyberbullismo, è avvisare i genitori.

Stride un po’, invece, sentir affermare (30%) – da chi, come loro, è costantemente connesso – che per prevenire il cyberbullismo si dovrebbero utilizzare poco i social.

Sonno “on-line”

Ma il cyber bullismo non è l’unica conseguenza dannosa dell’uso costante di smartphone e social. Il vamping, ovvero l’insonnia indotta dalla bulimia da connessione, sta diventando un problema per molti ragazzi. Solo il 6,8% del campione intervistato afferma di dormire almeno 9 ore per notte (“dose” di sonno opportuna a quell’età), mentre il 20% dorme addirittura meno di 7 ore. D’altra parte andando a letto tra le 22.00 e le 23.00 (55%) o dopo le 23.00 (28%), di tempo per riposare adeguatamente, specie se si è in periodo scolastico, non ne resta molto.

Inoltre, il 72% delle femmine e il 58,5% dei maschi sostiene di avere problemi ad addormentarsi (al 13% il problema si presenta spesso) e al 66% (72,3% delle femmine) capita (qualche volta o spesso) di svegliarsi durante la notte e di non riuscire più ad addormentarsi. E i risvegli notturni risultano più frequenti di quanto non sarebbe ragionevole aspettarsi da ragazze e ragazzi di quell’età.

“Ritardare più del dovuto il momento di andare a dormire – evidenzia Maria Luisa Zuccolo, responsabile del “Gruppo di lavoro adolescenza” dell’Associazione Culturale Pediatri – può determinare la comparsa di un vero disturbo del ritmo sonno-veglia dovuto alla mancata sincronizzazione tra ritmo interno (tentativo di dormire in un momento incompatibile col proprio orologio interno) e ritmo imposto dalle esigenze sociali (alzarsi per andare a scuola)”.

Naturalmente il telefonino, con annesso mondo social, è l’immancabile compagno di sonno e insonnia degli adolescenti. La maggioranza degli intervistati non lo spegne prima di andare a dormire e spesso anche nel corso della notte, messaggia con gli amici.