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La spesa dei comuni per i servizi sociali aumenta ma sconta grandi differenze territoriali e una spaccatura Nord-Sud. La spesa media per il welfare locale è di 119 euro l’anno a persona, si ferma a 58 euro nel Mezzogiorno, arriva a 172 euro nel Nord-Est. I dati Istat

Sabrina Bergamini

La spesa dei comuni per i servizi sociali aumenta ma sconta grandi differenze territoriali. La spesa media di cui beneficia un cittadino in termini di welfare locale è di 119 euro l’anno a livello nazionale, ma si ferma a 58 euro al Sud mentre nel Nord-Est arriva a 172 euro.

Nel Mezzogiorno insomma il welfare locale è la metà del dato nazionale e un terzo della spesa per servizi sociali del Nord-Est. Il quadro arriva del report dell’Istat “La spesa dei comuni per i servizi sociali” relativo all’anno 2017.

 

Welfare locale, spesa e destinatari

Ancora in aumento la spesa per il welfare locale, dice l’Istituto di statistica. La spesa dei comuni per i servizi sociali cresce per il quarto anno consecutivo e raggiunge i livelli registrati negli anni precedenti la crisi del 2011-2013.

Rispetto al 2016 la spesa totale del 2017 è in aumento del 2,5%; dopo il declino degli anni passati, la spesa per i servizi rivolti agli anziani aumenta del 4,7% rispetto al 2016; la spesa per l’assistenza ai disabili sale del 4,1% mentre è lieve calo (-0,1%) la spesa per l’area povertà e disagio degli adulti.

Nel 2017, la spesa dei Comuni per i servizi sociali ammonta a circa 7 miliardi 234 milioni di euro, corrispondenti allo 0,41% del Pil nazionale (dati provvisori).

«I principali destinatari della spesa sociale dei Comuni per l’anno 2017 sono famiglie e minori, anziani e persone con disabilità che assorbono l’82% delle risorse impegnate. La spesa rimanente è dedicata per il 7,4% all’area Povertà e disagio adulti, il 4,8% ai servizi per Immigrati, Rom, Sinti e Caminanti, in minima parte (0,3%) a interventi per le dipendenze da alcol e droga e il rimanente 5,5% alle attività generali e a una multiutenza (sportelli tematici, segretariato sociale, ecc.)».

Nord vs Sud, capoluoghi di provincia vs altri comuni

Uno dei dati che salta agli occhi è certamente la spaccatura Nord-Sud e i divari territoriali esistenti. Più della metà della spesa è concentrata al Nord, dove risiede circa il 46% della popolazione, il restante 44% delle risorse è ripartito in misura variabile tra Centro e Mezzogiorno. I Comuni del Sud, dove risiede il 23% della popolazione italiana, erogano l’11% della spesa per i servizi sociali.

«La spesa di cui beneficia mediamente un abitante in un anno è pari a 119 euro a livello nazionale, con differenze territoriali molto ampie – rileva l’Istat –  La spesa sociale del Sud rimane molto inferiore rispetto al resto dell’Italia: 58 euro contro valori che superano i 115 euro annui in tutte le altre ripartizioni, toccando il massimo nel Nord-est con 172 euro».

Queste differenze si ripresentano per tutte le aree di utenza e creano dunque disparità fra i cittadini a fronte delle stesse necessità. In media una persona disabile che risiede nel Nord-Est dispone di servizi e interventi per una spesa annua che arriva a circa 5.222 euro mentre al Sud il valore dei servizi ricevuti è di circa 1.074 euro.

I comuni capoluogo di provincia hanno livelli di spesa più alti rispetto agli altri. Accade così che, ai due estremi, ci siano da un lato i comuni capoluogo del Nord-est dove la spesa media pro-capite ammonta a 244 euro l’anno, dall’altro lato i Comuni dell’hinterland del Sud Italia dove ci si ferma a 45 euro l’anno di spesa pro-capite per i servizi sociali comunali.

UNC: Sud problema irrisolto

«Questi dati attestano che il problema del Mezzogiorno è ancora irrisolto, anche sotto il profilo dell’offerta di servizi sociali – commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – Nel Sud la spesa media per abitante per i servizi sociali è la metà rispetto alla media nazionale, mentre è addirittura un terzo rispetto al Nord Est. Un divario che attesta come le famiglie in difficoltà non trovino nel Sud adeguato sostegno».