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A settembre 2019 le vendite al dettaglio segnano più 0,9% su base annua. Ma a crescere di più è il commercio elettronico

Sabrina Bergamini

Il commercio elettronico è sempre quello che cresce di più. Più 26,3% su base annua. È il risultato più alto degli ultimi due anni. Per il resto, le vendite al dettaglio segnano a settembre 2019 un aumento dello 0,9% su base annua. Ma con un calo tendenziale delle vendite per i beni alimentari e una situazione negativa per le vendite nei piccoli negozi.

 

Analizzando le vendite per forma distributiva, sostiene infatti l’Istat: «La grande distribuzione continua a crescere, anche se in modo più contenuto rispetto ai mesi precedenti; al contrario, per le imprese operanti su piccole superfici si conferma l’andamento negativo già rilevato lo scorso mese. E’ il commercio elettronico a registrare l’incremento più significativo, con una crescita tendenziale pari al 26,3%. Tale valore rappresenta il risultato più elevato degli ultimi due anni: occorre infatti risalire al mese di luglio2017 per trovare un incremento maggiore(+28,0%)».

Rispetto a settembre 2018, il valore delle vendite al dettaglio aumenta infatti dello 0,6% per la grande distribuzione e diminuisce dello 0,4% per le imprese operanti su piccole superfici.

Vendite al dettaglio, più 0,9% su base annua

A settembre 2019 si stima, per le vendite al dettaglio, un aumento congiunturale dello 0,7% in valore e dello 0,8% in volume. Su base mensile sono in crescita sia le vendite dei beni alimentari (+0,5% in valore e +0,8% in volume) sia quelle dei beni non alimentari (+0,8% in valore e in volume).

Nel confronto annuale, a settembre le vendite al dettaglio registrano un aumento dello 0,9% in valore e dello 0,7% in volume. Diminuiscono le vendite dei beni alimentari (-0,3% in valore e -0,9% in volume), mentre sono in crescita quelle dei beni non alimentari (+1,7% in valore e +2,1% in volume).

Fra i beni non alimentari, le vendite su base annua segnano un andamento molto diversificato. L’aumento maggiore riguarda infatti Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+5,6%) e Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+4,2%). Da segnalare anche l’aumento del 2,3% per elettrodomestici, radio, tv e registratori e del 3,4% per abbigliamento e pellicceria. Di contro la flessione più marcata si registra per Cartoleria, libri, giornali e riviste (-1,5%).

I Consumatori: i piccoli negozi soffrono

Per Federconsumatori, «l’andamento altalenante rileva ancora una volta l’incertezza della fase che il nostro Paese sta attraversando che pesa inevitabilmente sui comportamenti delle famiglie e sull’intero andamento economico. Seppure sia scampata la minaccia dell’aumento dell’IVA, sono ancora necessarie misure che possano incidere positivamente sul potere di acquisto delle famiglie».

L’andamento positivo non comprende i piccoli. «Dati apparentemente positivi, anche se non certo esaltanti, ma piccoli negozi sempre più inguaiati, in piena crisi ed in caduta libera», commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Mentre il Codacons per i negozi tradizionali parla di “catastrofe” di fronte ai dati Istat. «Numeri che dimostrano – dice il presidente Codacons Carlo Rienzi – come le abitudini di acquisto degli italiani abbiano subito nel tempo profonde modifiche, e qualsiasi intervento del Governo per limitare le aperture domenicali nel commercio produrrà una ecatombe di piccoli negozi, settore che ha già subito la chiusura di 64mila piccoli esercizi negli ultimi 10 anni».