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Nell’anno scolastico 2017/18 si riduce la popolazione delle scuole dell’infanzia (-44.203 bambini in meno) e delle primarie (-38.357 unità), in linea con il calo demografico nelle classi di età corrispondenti. Aumentano invece gli iscritti alle scuole secondarie di primo grado (+2.046 allievi) e di secondo (+ 2.753 studenti). Continuano ad aumentare anche gli studenti di cittadinanza non italiana, in particolare nelle scuole dell’obbligo: nelle regioni del Nord e del Centro sono, rispettivamente, il 15,6 e il 12,2 per cento, mentre al Sud e nelle Isole la percentuale si ferma al 3,6. I diplomati nel 2018 sono 474.664 (circa 10 mila più dell’anno precedente), con una crescita concentrata negli istituti professionali del settore servizi (+6,5 per cento) e nel liceo linguistico (+ 10,9), mentre calano i diplomati del liceo classico (-7,1). Il 50,4% dei diplomati nel 2017 si è iscritto all’università nello stesso anno. Confermate le differenze di genere: il tasso di passaggio all’università delle donne sale al 56,2 per cento mentre tra i maschi scende al 44,5 per cento.

 

L’anno accademico 2017/2018 registra un +2,5 per cento di immatricolati nei corsi di laurea di primo livello, mentre diminuiscono i nuovi ingressi nei corsi magistrali a ciclo lungo (-3,9%). Nel 2017 crescono i laureati in tutte le tre tipologie di laurea: corsi magistrali a ciclo unico (+4,3%), lauree magistrali biennali (+3,2) e di primo livello (+1,5). Nell’anno accademico 2017/18 gli iscritti alle università telematiche, in crescita da alcuni anni, raggiungono i 93.651 iscritti (+ 23,9% rispetto all’anno precedente).

Quanto all’inserimento nel mondo del lavoro, nel 2015 lavora il 45,9% dei diplomati del 2011, mentre il 28,9% di essi studia nei corsi di livello terziario. Nel 2015, a quattro anni dal conseguimento della laurea, lavora il 72,8% dei laureati di primo livello e l’83,1% dei laureati magistrali.

Tra i dottori di ricerca del 2014, intervistati nel 2018, il 93,8% lavora e il 5% per cento è alla ricerca di un lavoro. Lo stesso tasso di occupazione si registra nella coorte dei dottori del 2012, intervistati a sei anni dal titolo. Sempre più dottori di ricerca decidono di lasciare il nostro Paese: il 15,9% dei dottori del 2012 e il 18,5% del 2014 dichiara di vivere abitualmente all’estero; tali percentuali sono superiori di 4,3 punti a quelle rilevate nella precedente indagine.