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Uber Italy commissariata. Il pm di Milano Paolo Storari ha chiuso le indagini per caporalato sui rider per le consegne a domicilio e reati fiscali. I rider venivano “pagati a cottimo 3 euro a consegna”, “derubati” delle mance e “puniti”

Francesca Marras

I rider di Uber Italy venivano “pagati a cottimo 3 euro a consegna“, “derubati” delle mance e “puniti“. Il pm di Milano Paolo Storari, si apprende da fonte Ansa, ha chiuso le indagini per caporalato sui rider per le consegne a domicilio e reati fiscali. L’inchiesta aveva portato il Tribunale a disporre il commissariamento di Uber Italy, il 29 maggio.

 

Uber Italy, “condizioni di lavoro degradanti”

“Davanti a un esterno non dire mai più ‘abbiamo creato un sistema per disperati‘. Anche se lo pensi, i panni sporchi vanno lavati in casa e non fuori”. Questo quanto rilevato dall’intercettazione di una conversazione intercorsa tra un dipendente di Uber Italy e la manager della filiale italiana Gloria Bresciani, indagata per caporalato nell’inchiesta milanese sullo sfruttamento dei rider nel servizio ‘Uber eats‘.

Lo si legge nell’avviso di conclusione delle indagini, nel quale il pm di Milano Paolo Storari scrive che “i riders venivano sottoposti a condizioni di lavoro degradanti, con un regime di sopraffazione retributivo e trattamentale, come riconosciuto dagli stessi dipendenti Uber” (Ansa).

Come riportato da la Repubblica, secondo il pm i lavoratori venivano anche “‘derubati’ delle mance che i clienti lasciavano spontaneamente ai riders, quale attestazione della bontà del servizio svolto. E “Puniti” attraverso una arbitraria decurtazione del compenso pattuito, qualora i riders non si fossero attenuti alle disposizioni impartite”.

Nel provvedimento, inoltre, è stato riportato anche un “prospetto” che mostra le ore lavorate dai riders e la paga settimanale. Ad esempio, uno di loro, per una settimana di lavoro a maggio e “68 ore” di consegne, aveva incassato solo “179 euro”, con una decurtazione (malus) di 24,5 euro.

Dieci indagati

Dieci gli indagati, tra cui i dirigenti di Flash Road City e FRC srl. Secondo l’accusa, avrebbero reclutato i riders, assumendoli presso le loro imprese, per poi destinarli al lavoro presso Uber “in condizioni di sfruttamento”. Avrebbero, quindi, “approfittato dello stato di bisogno dei lavoratori, migranti richiedenti asilo, dimoranti presso centri di accoglienza straordinaria e provenienti da zone conflittuali e pertanto in condizione di estrema vulnerabilità e isolamento sociale” (la Repubblica).

Stralciata la posizione di Uber Italy

Stralciata, invece, la posizione di Uber Italy, indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa e che il, 22 ottobre, dovrà affrontare un’udienza alla Sezione misure di prevenzione.

“Negli ultimi mesi abbiamo lavorato a stretto contatto con l’amministratore giudiziario per rivedere e rafforzare ulteriormente i nostri processi – ha scritto Uber Italia in una nota, riportata da la Repubblica. – Continueremo a collaborare con le autorità e a combattere tutte le forme di intermediazione illegale”.