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Il Garante Privacy ha sanzionato Fastweb con una multa da 4 milioni e mezzo di euro per telemarketing aggressivo e chiamate promozionali indesiderate

Sabrina Bergamini

Telemarketing aggressivo, con chiamate promozionali indesiderate e moleste. Il fenomeno continua in totale violazione delle regole che impongono il consenso libero e informato degli utenti. Tanto continua che qualche giorno fa il Garante per la Privacy ha multato Fastweb per oltre 4 milioni e 500mila euro per aver trattato in modo illecito i dati personali di milioni di utenti a fini di telemarketing.

L’istruttoria si è chiusa dopo centinaia di segnalazioni e reclami dei cittadini che lamentavano continue telefonate promozionali di servizi di telefonia e internet offerti da Fastweb effettuate senza il loro consenso.

 

Il provvedimento verso Fastweb, ha ricordato il Garante, segue quelli già adottati nei confronti di Eni Gas e Luce, Tim, Wind Tre, Iliad Italia e Vodafone, che hanno comportato l’applicazione di sanzioni per un importo complessivo di circa 70 milioni di euro.

Telemarketing aggressivo, la sanzione a Fastweb

Il telemarketing aggressivo è insomma lontano da una soluzione. Gli accertamenti fatti dal Garante Privacy nei confronti delle denunce contro Fastweb hanno evidenziato forti criticità relative all’insieme dei trattamenti effettuati da Fastweb nei confronti sia dell’intera base clienti della società, sia del più ampio ambito di potenziali utenti del settore delle comunicazioni elettroniche. Durante l’istruttoria è emerso «un allarmante ricorso all’utilizzo di numerazioni fittizie o non censite nel Registro degli Operatori di Comunicazione (Roc)», dice l’Autorità.

E spiega che questo fenomeno «sembra essere riconducibile ad un “sottobosco” di call-center abusivi che effettuano le attività di telemarketing in totale spregio delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali. Ulteriori profili di violazione hanno riguardato la corretta gestione delle liste dei contatti, fornite a Fastweb da partner esterni, senza che questi ultimi avessero acquisito il consenso libero, specifico e informato degli utenti alla comunicazione dei propri dati».

Le altre criticità del sistema

Anche le misure di sicurezza con cui venivano gestiti i clienti sono risultate inadeguate. Molte segnalazioni arrivate al Garante riferivano addirittura «di indebiti contatti da parte di sedicenti operatori Fastweb che cercavano di acquisire, tramite Whatsapp, i documenti di identità dei contraenti, probabilmente con finalità di spamming, phishing e per la realizzazione di altre attività fraudolente».

Ci sono stati altri problemi relativi a promozioni e uso di liste di clienti senza consenso all’attività di marketing. E ancora, violazioni sulle procedure per il servizio “Call me back” che hanno impedito agli utenti di prestare un consenso libero, specifico e informato e di disattivare il servizio in modalità automatizzata.

Tutti gli illeciti riscontrati, in pratica un “sistema” che non funziona a tutela degli utenti, hanno portato a una sanzione di 4.501.868 euro.

L’Autorità ha ordinato a Fastweb di adeguare i trattamenti in materia di telemarketing in modo da prevedere e comprovare che l’attivazione di offerte e servizi e la registrazione di contratti avvenga solo a seguito chiamate effettuate dalla rete di vendita attraverso numerazioni telefoniche censite e iscritte al Roc. La società, inoltre, dovrà irrobustire le misure di sicurezza per impedire accessi abusivi ai propri database. Fastweb non potrà più utilizzare i dati contenuti nelle liste anagrafiche fornite da partner terzi, senza che questi ultimi abbiano acquisito un consenso specifico, libero e informato dagli interessati alla comunicazione a terzi dei propri dati.

Chiamate moleste, pratica che continua

«Non si salva quasi nessuna compagnia telefonica – ha detto il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona – Dopo Tim, Wind tre e Vodafone, ora è la volta di Fastweb. Finalmente fioccano sanzioni significative per le attività illecite di telemarketing e teleselling. Purtroppo il nuovo Registro pubblico delle opposizioni è ancora di là da venire e vedrà la luce solo tra parecchi mesi, se tutto va bene. Un tempo biblico inaccettabile, visto che è previso fin dalla Legge n. 5 dell’11 gennaio 2018».

Contro le telefonate moleste l’associazione ha lanciato la campagna #nondisturbarmi.

Sanzione giusta, aggiunge il Codacons, ma «il problema del telemarketing selvaggio è ben lontano dall’essere risolto, e riguarda tutti gli operatori, dalla telefonia all’energia. Ancora oggi infatti gli utenti subiscono quotidianamente telefonate moleste a scopo commerciale, che configurano una violenza verso i consumatori e violano le disposizioni vigenti».