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L' UNIONE fa la forza se dai forza all'UNIONE.

 

Dopo l’emissione dell’ordinanza Sindacale n° 29 del 08 maggio 2018 che ha dichiarato la non potabilità dell’acqua e del conseguente mancato utilizzo della stessa per scopi potabili, nel comprensorio ricadente tra la zona del Calopinace a sud della città, sino all’Annunziata a nord della stessa ed a monte sino a San Paolo alla rotonda, è calato l’assoluto silenzio.

E’ quanto sostiene l’avv. Saverio Cuoco, responsabile Unione Nazionale Consumatori Calabria, ritenendo che le istituzioni debbano fornire un costante aggiornamento ai cittadini che hanno il diritto ad essere informati, dei rilievi continui che vengono eseguiti dall’ARPACAL.

 

La trasparenza non è mai troppa soprattutto quando si tratta di salute e i consumatori hanno il diritto ad avere in tale ambito un’adeguata informazione.

E’ davvero inconcepibile che a distanza di un mese dalla ordinanza citata e addirittura due mesi da quando l’ARPACAL ha comunicato gli esiti non conformi alla normativa vigente (4 aprile) dei valori contenuti nell’acqua erogata, nessun aggiornamento sia stato fornito in merito, né sui tempi occorrenti perché venga ripristinata la normale erogazione del servizio idrico nelle zone interessate.

Eppure in tali casi è previsto il monitoraggio costante di tali valori, nonché l’adozione immediata di tutte le misure idonee, atte a ripristinare immediatamente la regolarità dei valori alterati.

Ricordiamo che in tale periodo le famiglie reggine, nonché bar, ristoranti, esercizi pubblici, strutture sanitarie, scuole, ecc. ecc. hanno dovuto sopportare enormi disagi per sopperire, anche con sacrifici economici, al disagio dovuto al mancato utilizzo dell’acqua corrente.

Inoltre l’UNC Calabria chiede al Comune, quali iniziative siano state intraprese o precise disposizioni impartite, circa l’esenzione totale del pagamento della bolletta dell’acqua, per tutto il periodo in cui la stessa è stata dichiarata non potabile.

L’associazione fornirà ai cittadini delle zone interessate dall’ordinanza sindacale di non potabilità dell’acqua, la necessaria assistenza nel chiedere non solo la decurtazione degli importi di pagamento del servizio idrico a seguito dei disagi patiti, così come previsto dalla normativa vigente e l’inadempimento di un contratto di somministrazione stipulato con il Comune, ma  altresì il rimborso delle spese e dei disagi sostenuti nell’acquisto obbligato di acqua imbottigliata per scopi potabili e per il consumo alimentare (bere e cucinare).

Su tale argomento, dopo le numerose sentenze dei Giudici di Pace, anche la Cassazione con una recente sentenza del 2016 ha statuito che: “se l’acqua che scende dal rubinetto dell’abitazione non è potabile, l’utente ha diritto alla riduzione del canone e al risarcimento del danno, rammentando che la bolletta dell’acqua non è una tassa, ma un canone per un servizio, per cui, se il servizio non viene adempiuto correttamente, all’utente spetta la restituzione dei soldi versati ed eventualmente, il risarcimento per essere stato costretto ad approvvigionarsi a fonti alternative e certamente più costose (utili potrebbero essere gli scontrini per l’acquisto di bottiglie d’acqua).

La richiesta formulata interessa tutti i cittadini delle zone interessate dall’ordinanza sindacale, sia dal punto di vista della salute sia per l’aggravio economico che colpisce soprattutto le fasce più deboli, costretti a sopportare oltre i disagi evidenziati, anche il costo considerevole delle tariffe del servizio idrico applicate.