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LUIGI GRASSIA

L’Italia è il Paese del vino, nessuno lo contesta, tanto di cappello; però è anche il Paese della birra, e si merita quest’etichetta sia per quantità sia per qualità: parlandone in termini economici, il settore vale quasi 9 miliardi di euro. Sorpresa: questo numero è quasi pari al giro d’affari del vino.

Una ricerca dell’Osservatorio Birra di Fondazione Birra Moretti svela che negli ultimi due anni il valore condiviso generato dalla filiera italiana della birra è cresciuto di quasi il 13% fino a toccare gli 8,8 miliardi. Negli stessi due anni la birra ha creato in Italia 6mila posti di lavoro, portando il totale dell’occupazione in questo ramo di attività a più di 90 mila unità. E non è neanche da trascurare che nel 2017 il settore birra ha pagato allo Stato un contributo fiscale di 4,2 miliardi di euro.

Il paragone con gli altri settori economici

Nel confronto con altri comparti del Made in Italy, la ricchezza generata dalla birra è di poco superiore al fatturato dei salumi (8 miliardi di euro), equivalenti a quello del sistema moda maschile italiano (9,3 miliardi di euro) e di poco inferiori al business della cosmetica in Italia (circa 10 miliardi di euro).

Raffrontato al settore delle bevande in generale (dati Istat), il valore condiviso della birra rappresenta circa la metà (47%) del valore della produzione di bevande nazionale (che ammonta a 18,9 miliardi), è pressoché pari alla produzione vinicola (stimata in 9,5 miliardi nel 2017) e rappresenta il 186% del valore produttivo di soft drink e acque minerali (stimato in 4,8 miliardi).

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Una crescita strutturale

Questi numeri emergono dal 2° Rapporto “La creazione di valore condiviso del settore della birra in Italia” realizzato da Althesys per conto della Fondazione Birra Moretti, Fondazione di partecipazione costituita nel 2015 da Heineken Italia e Partesa al fine di contribuire alla crescita della cultura della birra in Italia.

Alfredo Pratolongo, presidente della Fondazione Birra Moretti: “Siamo di fronte a una crescita ormai strutturale per un settore sempre più rilevante per la ricchezza del Paese. Se in Italia scomparisse, per un anno, tutto ciò che contribuisce alla produzione, distribuzione e consumo di birra, si creerebbe un vuoto in termini di ricchezza generata, per gli agricoltori che coltivano l’orzo, per chi produce il pack e le bottiglie, per chi lavora negli impianti produttivi, per chi la trasporta, immagazzina e vende, dai bar, ai ristoranti ai supermercati. La birra crea valore perché crea figure professionali specializzate, perché genera valore per l’impresa familiare, è un prodotto legato alle marche che si caricano di reputazione e immagine, perché gli investimenti garantiscono qualità del prodotto nel tempo, perché si produce con passione ma anche con ricerca, innovazione e investimenti”.