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“I capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Tuttavia nulla vieta di porre in vendita anche capi appartenenti non alla stagione in corso”. A dirlo è Federmoda, ricordando ai consumatori alcuni “principi base” per effettuare un acquisto corretto durante i saldi. Da sabato 7 luglio, infatti, sono partiti ufficialmente gli sconti estivi in tutte le regioni italiane: per le diverse associazioni del settore del commercio è tempo di previsioni e stime di spesa.Per le associazioni dei consumatori è il periodo di drizzare più che mai le antenne e mettere in guardia i cittadini a caccia dell’affarone estivo.

 

Così, davanti ad un’affermazione come quella di Federmoda, non si poteva proprio far finta di niente.

“Mi corre l’obbligo di informare i commercianti che il nulla purtroppo per loro c’è, è l’art. 15 del D.Lgs n. 114 del 1998“, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Secondo la legge, le vendite di fine stagione “riguardano i prodotti, di carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono venduti entro un certo periodo di tempo”.

“È di tutta evidenza, quindi, che i capi che non sono della stagione in corso, o peggio ancora i fondi di magazzino che giacciono da anni sugli scaffali, non stanno rischiando un forte deprezzamento, perché sono ormai andati fuori moda e dunque sono già deprezzati: quindi non possono essere messi in saldo“, prosegue Dona.

“La ratio della norma è impedire che al consumatore siano venduti prodotti scadenti camuffati da prodotti di qualità, approfittando del vantaggio pubblicitario di cui godono i saldi, per svuotare il magazzino”, prosegue Dona.

“Avremmo preferito non dover fare questa precisazione, ma è giusto e doveroso informare correttamente il consumatore” conclude Dona.

E Codacons rincara la dose, ricordando che “I commercianti che durante i saldi mettono in vendita i cosiddetti “fondi di magazzino” rischiano una sanzione amministrativa fino a 3.000 euro”.

“Purtroppo durante i saldi molti commercianti fanno i “furbi” e mischiano alla merce di stagione fondi di magazzino degli anni passati, capi rimasti invenduti e oramai obsoleti e di scarso valore”, spiega il presidente, Carlo Rienzi.