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Oltre metà degli italiani non riesce a risparmiare. Ma questa percentuale, che si attesta al 52,7% nel 2018, è in diminuzione rispetto agli ultimi e al massimo storico del 2012, quando aveva toccato quota 61,3%. Per trovare una percentuale più bassa bisogna tornare al 2007, quando era poco più della metà (50,9%).

Aumentano i risparmiatori e aumenta anche la percentuale di chi dichiara un reddito sufficiente per il proprio tenore di vita. Gli italiani rimangono però sotto-assicurati. Per una sottostima dei rischi. E per bassi livello di reddito. A dirlo è una recente indagine su risparmio e scelte finanziarie degli italiani 2018 realizzata da Doxa per conto del Centro Einaudi e di Intesa Sanpaolo.

L’indagine «Il risparmio e le assicurazioni: investimento e protezione del futuro» certifica, dice la Doxa, che ci si trova in una fase di ripresa. Il 64% circa degli italiani dichiara di avere un reddito sufficiente o più che sufficiente per il suo tenore di vita. Il dato 2017 era del 61%.

Aumentano i risparmiatori. Spiega Doxa: “L’area del non-risparmio, ossia delle famiglie che non hanno messo da parte alcunché nei dodici mesi precedenti l’Indagine, si contrae dal massimo storico del 61,3% degli intervistati nel 2012 al 52,7% nel 2018. Specularmente, la percentuale di famiglie risparmiatrici si porta oltre il 47%, dal 43,4% del 2017. La propensione al risparmio (calcolata chiedendo agli intervistati quale percentuale del reddito abbiano risparmiato) risale lievemente al 12% del reddito, il valore più alto dal 2001”.

La ragione principale del risparmio è quella precauzionale, che riguarda circa il 43% dei risparmiatori, più diffusa soprattutto fra le donne, i più giovani e gli anziani. Ci si mette al riparo per affrontare eventuali imprevisti. Le altre ragioni sono il futuro dei figli (21,1%), la vecchiaia (19,7 per cento) e la casa (14 per cento). Se poi il risparmiatore si trasforma in investitore, la ricerca principale è quella di non perdere nulla: no ai rischi, in ogni modo. Per 9 risparmiatori su 10, l’avversione al rischio è assoluta e la sicurezza degli investimenti viene sempre al primo posto. La sicurezza è citata al primo posto come obiettivo da circa 3 intervistati su cinque. Seguono il rendimento di breve periodo (13,6%), la liquidità (11,7%) e, per ultimo, il rendimento nel lungo periodo (6,7%).

La ricerca contiene un focus sulle assicurazioni da cui emerge che gli italiani sono complessivamente sotto-assicurati. Poche le assicurazioni sulla salute, che riguardano meno del 10% degli intervistati; meno del 10% ha un’assicurazione vita. In tema sanità, si legge nella ricerca, “il 15,5% del campione si è rivolto ai servizi sanitari privati nei dodici mesi precedenti l’intervista, ma solo il 2,8% l’ha fatto grazie a un’assicurazione o a una copertura mutualistica, mentre ben il 12,7% ha pagato di tasca propria (out of pocket). Inoltre, l’8,6% ha rinunciato a curarsi nei mesi precedenti l’indagine. Il 46% di questi ultimi ha addotto una motivazione economica alla rinuncia. Secondo l’indagine, la diffusione delle polizze sanitarie riguarda il 9,7% degli intervistati”. La sottoscrizione di polizze sanitarie è legata direttamente al livello di reddito.

Anche le assicurazioni sulla vita sono legate al reddito: in tutto sono assicurati il 9% degli italiani, ma alle classi inferiori di reddito corrisponde il 5% di assicurati, contro il 15% delle classi superiori. Solo il 20% dei proprietari ha un’assicurazione sulla casa. Ancora:  solo il 7,5% ha un’assicurazione per la responsabilità civile, ma ben il 56% si dichiara “preoccupato” se dovesse risarcire un danno da 1000 euro; solo il 14% ha sottoscritto un fondo pensione aperto o chiuso, ma il 52% dichiara di essere preoccupato per il mantenimento del tenore di vita quando sarà in pensione.

Per l’indagine, dunque, “pur con 1,4 polizze assicurative pro-capite (sono escluse quelle obbligatorie sugli autoveicoli), gli italiani hanno in portafoglio più rischi futuri che coperture. Le cause della sottoassicurazione sono potenzialmente diverse e numerose: alcuni (approssimativamente il 5-10%) si autoassicurano, ossia hanno patrimoni che possono assorbire i danni economici della realizzazione concreta dei rischi cui sono esposti. Per il resto del campione – spiega Doxa – il discorso è differente. Le maggiori cause sono due: la sottovalutazione e sottostima dei rischi, anche dovuta a una ridotta competenza ed esperienza media in economia e finanza; il potere di spesa di parte degli intervistati: sotto la soglia dei 2.500 euro di entrate trovano allocazione ben poche assicurazioni, a parte quelle obbligatorie”.