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Secondo il Global E-waste Monitor 2020, nel 2019 sono stati generati 53,6 miliardi di tonnellate di rifiuti elettronici in tutto il mondo. Europa al primo posto in termini di produzione di rifiuti pro capite, con 16,2 kg a testa

Francesca Marras

Nel 2019 è stato prodotto nel mondo un record di 53,6 milioni di tonnellate (Mt) di rifiuti elettronici, il 21% in cinque anni. Una cifra che raggiungerà i 74 Mt entro il 2030, quasi un raddoppio dei rifiuti elettronici in soli 16 anni. Si tratta di una media di 7,3 kg per ogni persona nel mondo: al primo posto l’Europa, con 16,2 kg pro capite. Seconda l’Oceania (16,1 kg) seguita dall’America (13,3 kg), mentre Asia e Africa hanno registrato volumi più bassi: rispettivamente 5,6 e 2,5 kg.

 

Lo rivela il Rapporto  Global E-waste Monitor 2020 pubblicato oggi e realizzato da International Telecommunication Union (ITU), in collaborazione con il programma Sustainable Cycles (SCYCLE) co-ospitato presso l’Università delle Nazioni Unite (UNU) e l’Istituto delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca (UNITAR), e dalla Solid Waste Association (ISWA).

Il flusso di rifiuti domestici cresce rapidamente, dunque, trainato principalmente da tassi di consumo più elevati di apparecchiature elettriche ed elettroniche, brevi cicli di vita di tali strumenti e poche opzioni di riparazione. Un problema che riguarda non solo l’ambiente ma anche la salute dell’uomo; lo studio, infatti, evidenzia come i rifiuti elettronici rappresentino un serio pericolo, contenendo additivi tossici o sostanze pericolose come il mercurio.

Rifiuti elettronici, la tendenza al riciclo è molto bassa

Solo il 17,4% dei rifiuti elettronici del 2019 è stato raccolto e riciclato. Come si legge nel rapporto, ciò significa che materiali come oro, argento, rame, platino e altri materiali recuperabili sono stati scaricati o bruciati anziché recuperati e riciclati, operazione che avrebbe generato un valore di 57 miliardi di dollari.

Quali sono i rifiuti più diffusi?

Apparecchiature di piccole dimensioni, di grandi dimensioni e apparecchi di scambio di temperatura rappresentano la classifica dei rifiuti elettronici, con un volume di 17,4 Mt, 13,1 Mt e 10,8 Mt rispettivamente. Inoltre, è stato rilevato che dal 2014 le piccole apparecchiature IT e di telecomunicazione sono cresciute più lentamente e schermi e monitor hanno mostrato una leggera diminuzione (-1 %), spiegata in gran parte dai display a schermo piatto più leggeri che sostituiscono i monitor e gli schermi CRT pesanti. Mentre sono aumentati più rapidamente i rifiuti di apparecchiature di scambio termico (+7%), apparecchiature di grandi dimensioni (+5%), lampade e apparecchiature di piccole dimensioni (+4%).

Prospettive future

Secondo quanto spiegato nel Rapporto, i Paesi che dal 2014 hanno adottato una politica nazionale in materia di rifiuti elettronici sono aumentati da 61 a 78. Ma, nonostante questa tendenza positiva, l’obiettivo fissato dall’International Telecommunication Union, ossia raggiungere una percentuale del 50% dei Paesi, è ancora lontano.