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Si torna a parlare di orari dei negozi e chiusure domenicali dopo le ultime parole affidate a Facebook da Luigi Di Maio. Un ddl c’è ma è fermo a Montecitorio. L’UNC: giù le mani dall’apertura libera dei negozi

Sabrina Bergamini

Orari dei negozi e chiusure domenicali, altro giro altra corsa. Dopo una fase di sostanziale stallo, all’inizio della scorsa estate, l’apertura domenicale degli esercizi commerciali sembra alimentare di nuovo il dibattito per la parole scritte su Facebook dal pentastellato Luigi Di Maio. Un cavallo di battaglia dei Cinque Stelle, contrari all’apertura domenicale consentita dalle liberalizzazioni di Monti. Un disegno di legge esiste, era stato concordato con la Lega, e per ora è fermo in Commissione Attività produttive di Montecitorio.

 

Di Maio: tutelare persone che lavorano

«Dopo il Decreto Dignità e il Decreto Riders, dobbiamo andare avanti come Governo nella tutela delle persone che lavorano, come nel caso delle partite iva e dei lavoratori dipendenti degli esercizi commerciali che, a causa delle liberalizzazioni, sono sprofondati nella giungla degli orari di apertura e chiusura, cercando invano di battere i centri commerciali, rimanendo aperti 12 ore al giorno e 7 giorni su 7».

L’apertura e la chiusura domenicale dei negozi è tema divisivo: alimenta polemiche legate alle ripercussioni sul lavoro, ai diritti dei lavoratori, alle nuove abitudini dei consumatori ormai da tempo avvezzi a fare spese anche la domenica e nei giorni festivi. Il ddl sul quale era stata trovata un’intesa – ma altre audizioni andrebbero fatte – prevedeva l’apertura domenicale per la metà delle domeniche in calendario, 26 su 52, e per 4 festività su 12, insieme a una serie di eccezioni.

Confcommercio: non è un vero problema

Confcommercio non sembra convinta che sia questo il vero problema dei commercianti. Il tema delle aperture domenicali, dice Enrico Postacchini, membro della giunta di Confcommercio con delega alle politiche commerciali, «non è un vero problema» e sono altri i temi sui quali bisognerebbe intervenire.

«La questione – dice Postacchini – non riguarda i lavoratori dipendenti, che hanno un contratto che li tutela nel lavoro festivo, con maggiorazioni straordinarie e recuperi, bensì i titolari dei negozi più piccoli, che non hanno personale e non riescono a stare aperti 7 giorni su 7. Nondimeno – aggiunge – non può passare il messaggio che per sopravvivere dobbiamo stare tutti chiusi, non sarebbe onesto, servono le stesse regole per tutti e interventi seri per un settore che dopo le liberalizzazioni è stato massacrato con nuove imposizioni».

La protesta dell’UNC

Protesta invece l’Unione Nazionale Consumatori, cui l’idea di intervenire sulle aperture festive dei negozi non piace per niente.

«Giù le mani dall’apertura libera dei negozi. È incredibile che con tutti i problemi dell’Italia, ci sia ancora qualcuno che vuole modificare una norma che sancisce una sacrosanta libertà di impresa, quella di poter aprire quando si vuole il proprio negozio – commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori –Il ministro non usi strumentalmente i lavoratori come paravento. Il diritto al riposo settimanale del singolo lavoratore è sacrosanto e non ha nulla a che fare con l’apertura dei negozi 24 ore su 24 o quella domenicale. I turni di riposo si garantiscono attraverso le leggi sul lavoro, non chiudendo negozi e fabbriche».