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Un popolare gioco televisivo chiedeva agli italiani di indovinare il prezzo dei prodotti. Era l’epoca in cui cominciavano a moltiplicarsi le referenze sugli scaffali e al prezzo si riconosceva la funzione di determinare le scelte di acquisto dei consumatori.

Oggi, molti anni dopo, credo sia arrivato il momento di certificare la “sparizione” del prezzo. A cosa mi riferisco? All’inarrestabile deriva della funzione informativa (del prezzo, ma non solo) che abbandona il consumatore tra mille incertezze.

 

Se è vero che (come ci ricorda il prof. Pierluigi del Viscovo nel simpatico libricino “Perché il low cost ci rende più poveri”) nella nostra epoca il prezzo assurge a mezzo di comunicazione fondamentale, il suo disgregarsi, sfaldarsi, sparire davanti agli scaffali (reali o virtuali che siano) priva il consumatore di una bussola imprescindibile per orientare gli acquisti.

Non l’unica, per la verità: insieme al prezzo, le scelte dei consumatori devono essere ispirate da un’attenta ponderazione della qualità: ma lo sappiamo, il prodotto (e gli stessi brand) hanno cominciato da tempo a nascondersi, a sparire a loro volta, per via di una crescente complessità che non è più alla portata del consumatore medio (avete provato a leggere l’etichetta di un prodotto alimentare o ad aprire il cofano di una automobile?)

Ma torniamo alla sparizione del prezzo con qualche esempio che possa raccontare quella nebbiolina evanescente che sembra sommergere -ormai stabilmente- i primari capisaldi del patrimonio informativo di chi acquista.

A cominciare dal punto vendita “tradizionale” (dagli ipermercati ai negozietti) dove imperversano volantini, sconti e promozioni. Per non dire delle famigerate “offerte civetta” che sfregiano le nostre eccellenze alimentari (dall’olio extravergine di oliva al grana padano) disorientando il consumatore al quale il prezzo sembra non dare più la certezza di acquistare la qualità.

E ancora: c’è chi offre sconti in cambio di recensioni, chi sullo scaffale dimentica il prezzo reale per confondere le acque con i prezzi “speciali” per i clienti fidelizzati. E poi ogni genere di saldi (anticipati, posticipati, prolungati), sconti indefiniti (rispetto a cosa?), prezzi incomprensibilmente "a partire da" (pensiamo a quello delle automobili, mai veritiero negli spot che individuano modelli e allestimenti di fatto inesistenti).

Ancora: come denunciato spesso dall'Unione Nazionale Consumatori, è portato alle estreme conseguenze il gioco delle "comode rate" di cui non è facile apprezzare il peso reale perché nelle note in piccolo é nascosto perfino il TAEG cioè il costo effettivo del finanziamento. E poi c’è l’universo dei prezzi online da maggiorare (anche se la legge lo vieta) di oneri accessori se si paga con certe carte di credito; c’è il prezzo dei voli lowcost cui aggiungere ogni genere di supplementi; c’è il prezzo del blackfriday, ormai gonfiato ad arte come accade per i saldi...

Tanto online tutto fluttua, le promozioni appaiono e scompaiono con offerte a tempo delle quali può beneficiare un consumatore sì e un altro no. E se vi dico che il prezzo cambia a seconda dell’orario al quale compro su internet o del device che uso per ordinare un prodotto (a seconda che sia un tabletdi ultima generazione o un vecchio computer) il gioco è fatto. E’ il gioco della sparizione del prezzo. Nel quale di certo non vince il consumatore!