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Quando i prodotti invecchiano prima del tempo e sembrano programmati per non funzionare. Quali sono i diritti dei consumatori?

Claudia Ciriello

Sempre più frequente smartphone, computer, elettrodomestici e altri prodotti tecnologici manifestano un difetto o cessano di funzionare a garanzia scaduta, con la previsione di una riparazione più onerosa rispetto all’acquisto di un nuovo prodotto, ed ecco che si innesta il circolo vizioso tra consumatore, concorrenza e ambiente.

 

Di cosa parliamo? Del fenomeno della obsolescenza programmata che negli ultimi anni sta riguardando perlopiù beni di consumo elettronici che, invece di durare correttamente il più a lungo possibile, cessano di funzionare a distanza di poco tempo dall’acquisto, non a causa dell’usura del bene, bensì per una programmazione della durata del prodotto in sé.

In pratica, invece di puntare alla qualità e all’efficienza del prodotto tecnologico, i prodotti invecchiano prima del tempo e sembrano programmati per non funzionare. Tanto che poi è difficile ripararli perché i pezzi di ricambio o sono irreperibili o hanno un costo elevato che non sempre vale la pena di sostenere. L’obsolescenza programmata può dipendere da un difetto funzionale del prodotto, dall’incompatibilità con nuovi aggiornamenti, o anche dalla indisponibilità di parti di ricambio.

Cosa si può fare per ovviare a questo problema? Al momento c’è un Disegno di legge in discussione al Senato che mira a contrastare l’obsolescenza programmata dei beni di consumo al fine di prevedere maggiori tutele per i consumatori.

Quali sono le tutele previste dal disegno di legge in esame?

La norma per prima cosa, dà una forma definita all’ “obsolescenza programmata” specificando che tale fenomeno si verifica ogni qual volta le tecniche di costruzione e i materiali utilizzati accelerano l’usura del bene, favoriscono l’insorgenza di guasti e malfunzionamenti ovvero un “invecchiamento precoce” del prodotto; quando rendono impossibile, difficoltosa o eccessivamente onerosa la riparazione del bene o la sostituzione dei suoi componenti; quando la sostituzione di un singolo pezzo porta con sé la necessaria sostituzione di più componenti; quando gli aggiornamenti software hanno l’effetto di peg­giorare le condizioni generali del bene e il suo funzionamento.

Quali sono i nuovi diritti dei consumatori?

Una delle principali novità si riferisce alla modifica dell’attuale codice del consumo sui termini della garanzia legale che da due anni dalla consegna del bene, passerebbe a “cinque anni dalla data di consegna degli elettrodomestici e dei beni di piccole dimensioni ed entro il termine di dieci anni dalla data di consegna degli elettrodomestici e dei beni di grandi dimen­sioni”. Il testo del DDL però introduce anche la previsione di sanzioni a carico del produttore o del distributore di beni che  secondo il testo ancora in visione sarebbe “punito con la reclusione fino a due anni e con una multa di 300.000 euro se ha ingannato o tentato di ingannare il consumatore”.

La multa può essere anche aumentata, “in modo proporzionale”, sulla base del fatturato che il prodotto contestato ha garantito al produttore negli ultimi tre anni. Sarebbero anche introdotti nuovi diritti certi per i consumatori in particolare “alla sicurezza, alla conoscenza della composizione, alla qualità, alla durata di vita e alla possibilità di riparazioni a costi accessibili dei prodotti e dei servizi”, andando a modificare così l’attuale codice del consumo alla lettera b) del comma 2 dell’articolo 2.

Quanto ai pezzi di ricambio inoltre, il produttore o, in sua mancanza, l’im­portatore sarà tenuto a garantire ai consumatori un adeguato servizio tecnico per i beni di consumo di carattere duraturo che fabbrica o importa, nonché la fornitura di parti di ricambio durante un periodo mi­ nimo di cinque anni a partire dal momento della cessazione della fabbricazione del bene.

Le parti di ricambio di valore superiore ai 60 euro saranno disponibili addirittura 7 anni, ma la regola generale prevede che qualsiasi pezzo di ricambio avrà un prezzo “congruo e proporzionato” al valore del bene. Nell’ambito di tutte queste novità e modifiche al codice del consumo inoltre, il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti avrà l’onere di vigilare e controllare in merito alle tecniche di obsolescenza programmata anche effettuando delle ispezioni a campione sui beni.

Alla luce del DDL Samsung, una delle principali società produttrici di device, elettrodomestici e beni elettronici, avverte che l’estensione della garanzia legale a cinque e dieci anni e l’onere del produttore di conservare fino a sette anni i pezzi di ricambio, potrebbe portare dei consistenti aumenti di prezzo sui prodotti in danno dei consumatori. Per ora possiamo solo restare in attesa di vedere se il testo attualmente in discussione in Senato subirà delle modifiche o sarà approvato con le attuali previsioni in via definitiva.