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Nozze rimandate? Non più. L’emergenza Coronavirus ha fermato molti matrimoni ma, nonostante le incertezze, sposarsi in Fase 2 è possibile. Il protocollo Governo-Cei detta regole precise per la ripresa di celebrazioni come il Matrimonio. Italian Wedding Industry: “Oggi qualcosa è cambiato. Ci auguriamo possano essere approvati protocolli sempre meno stringenti”

Silvia Biasotto

Matrimoni in mascherina? Quel che conta è essere sicuri di volersi sposare, di giurarsi fedeltà e amore per tutta la vita. Con l’emergenza Coronavirus sono state innumerevoli le nozze rimandate. Le celebrazioni e le feste di matrimonio sono condivisione di una scelta importante con i propri cari, sono socialità, sono la componente pubblica dell’unione tra i due. Senza entrare nel merito delle modalità dei festeggiamenti, quel che è certo è che l’emergenza Coronavirus ha sconvolto i piani dei fidanzati di tutto il mondo.

 

Sono stati 17 mila i matrimoni cancellati in Italia tra marzo e aprile, 50 mila quelli che si prevede saranno annullati tra maggio e giugno. I dati sulle nozze rimandate sono di Italian Wedding Industry, movimento apolitico rappresentativo della settore matrimoni in Italia fondato da Umberto Sciacca,  Sery Cordaro (imprenditori atelier) e Barbara Mirabella (event manager). C’è chi sceglie di rimandare di qualche mese o addirittura di un anno, chi decide di annullare tutti i festeggiamenti per optare per una cerimonia decisamente intima. E chi rinvia tutto a data da destinarsi. Infine, ci sono gli stranieri amanti dei matrimoni in Italia in regioni come la Toscana, Puglia e Sicilia. In questo caso c’è chi ha deciso di posticipare la data o di cambiare destinazione, nel proprio paese magari in tempi migliori.

Nozze rimandate per Coronavirus e perdite fino a 26mld di euro

Il comparto wedding ha subito e sta subendo ingenti danni, così come tanti fidanzati, che in qualità di consumatori si trovano in condizioni di difficoltà con fornitori e organizzatori. Dal punto di vista delle imprese e dei professionisti che lavorano nel settore dei matrimoni (abiti nuziali, ristoranti e catering, fiorai, parrucchieri, organizzatori di eventi, musicisti…)  Italian Wedding Industry stima una perdita di 26 miliardi di euro a fronte di un fatturato annuo di 40 miliardi di euro. Per i venditori di abiti da sposa e cerimonia la perdita stimata è del 95%.

“Il settore wedding viene da due mesi di lotte e di battaglie – racconta a Help Consumatori la wedding planner Maria Macchiarella di Italian Wedding Industry – per far prendere in considerazione dal Governo un settore totalmente dimenticato nel primo decreto Cura Italia. Le imprese sono state abbandonate come tante coppie che non avevano idea di cosa fare. I matrimoni sono eventi organizzati a lungo termine e invece le norme escono oggi per domani”.

Il movimento ha inviato una lettera al Presidente Conte, al Presidente Mattarella e al Presidente della Regione Sicilia Musumeci con una petizione di oltre 3100 firme per dare voce a tanti imprenditori.

Se il matrimonio è in Chiesa cosa prevede il protocollo Governo-Cei

Lo scorso 7 maggio il Governo e la Cei hanno siglato un protocollo per le celebrazioni in Chiesa. Cinque punti circa la ripresa delle celebrazioni liturgiche. Dopo tante nozze rimandate, tra le consentite c’è il Matrimonio.

Mascherine e distanza di sicurezza di almeno 1,5 metri. Queste le due indicazioni principali. L’accesso individuale ai luoghi di culto si deve svolgere in modo da evitare ogni assembramento sia nell’edificio sia nei luoghi annessi, come le sacrestie e il sagrato. L’accesso alla chiesa è contingentato e regolato da volontari o collaboratori. Inoltre, se presenti, è bene utilizzare più ingressi dove invece dell’acquasantiera si troveranno i liquidi igienizzanti.

La musica è consentita, ma non il coro. Tanto meno i sussidi per i canti, ovvero i libretti. Il protocollo precisa che un organista è consentito.

Se il matrimonio non viene rimandato

“Oggi qualcosa è cambiato – continua Macchiarella – con il protocollo Governo- Cei, dal 18 maggio è possibile riprendere le celebrazioni nonostante le limitazioni per garantire la sicurezza. Inoltre, dall’8 giugno in Sicilia è previsto il via all’attività di ristorazione con la possibilità di organizzare i ricevimenti, escludendo però i buffet”.

Non più nozze rimandate quindi. Ma come è un matrimonio ai tempi del Coronavirus? “L’uso delle mascherine in Chiesa è l’elemento più limitante. Questo soprattutto per quanto riguarda la celebrazione perché durante il ricevimento soltanto i camerieri hanno l’obbligo di mascherina. È fondamentale che la location della festa nuziale sappia gestire l’evento e le misure di sicurezza. A tutti gli invitati deve essere misurata la temperatura, è necessario evitare gli assembramenti e mantenere la distanza di sicurezza. Pertanto, è importante poter avere lo spazio sufficiente e saperlo organizzare. Senza dimenticare il cd Piano B in caso di pioggia, qualora il ricevimento fosse stato previsto all’aperto”.

Con un occhio ai contagi e l’altro ai numeri incoraggianti, il comparto wedding guarda ai prossimi mesi con speranza nella consapevolezza che le disdette di giugno e luglio “si potranno recuperare fino a un 40 per cento tra settembre e ottobre. Ci auguriamo che nuovi protocolli sempre meno stringenti siano approvati fino alla eliminazione delle mascherine in Chiesa. Attualmente si sta discutendo della possibilità di ballare all’interno dell’evento evitando assembramenti. Questo sarebbe un primo approccio a quello che può definirsi ‘ricevimento’ ” conclude Maria Macchiarella.