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Il 2019 si è chiuso con un calo dello 0,8% nelle richieste di mutui e surroghe da parte delle famiglie ma con segnali di ripresa negli ultimi quattro mesi. Le famiglie chiedono in media quasi 131 mila euro. Il piano di rimborso più diffuso è quello dai 15 ai 20 anni

Sabrina Bergamini

Nel 2019 le richieste di nuovi mutui e surroghe da parte delle famiglie sono ancora deboli e l’anno si chiude con una flessione dello 0,8%, frutto del calo di richieste della prima parte dell’anno e di una ripresa negli ultimi quattro mesi. In media la richiesta di un mutuo si attesa su una cifra di quasi 131 mila euro, in aumento del 2,8% rispetto al 2018, mentre dieci anni fa (nel 2010) l’importo era superiore e si attestava intorno ai 139 mila euro.

 

I dati vengono dal Barometro del Credito alle Famiglie di Crif, che sottolinea come «a fronte di un andamento complessivamente positivo delle richieste di credito da parte delle famiglie italiane, stimolate da condizioni di offerta estremamente appetibili e da tassi di interesse ai minimi, nel 2019 la componente dei mutui e surroghe ha fatto segnare una variazione lievemente negativa, pari a -0,8%».

In realtà le richieste di mutui e surroghe hanno seguito nel 2019 un andamento difforme, con un calo nella prima parte dell’anno e una crescita a ottobre e novembre. A dicembre l’anno si è chiuso con un aumento delle richieste pari a 26,3% sospinto soprattutto dalla ripresa dei mutui di sostituzione che beneficiano di tassi applicati particolarmente convenienti.

Segnali di ripresa per il 2020

Dopo una fase di debolezza, il 2020 si apre insomma con un mercato che promette una certa ripresa.

«L’anno appena concluso ha complessivamente visto una lieve contrazione delle richieste di mutui e surroghe ma le rilevazioni relative all’ultimo trimestre mostrano inequivocabili segnali di ripresa. Questa dinamica, unitamente alla costante crescita dell’importo medio richiesto, rappresenta un elemento di fiducia per il 2020 dopo una fase di debolezza del comparto – spiega Simone Capecchi, Executive Director di CRIF – Vedremo se questo trend si consoliderà anche nei prossimi mesi, in un contesto in cui le condizioni di offerta sono destinate a mantenersi ancora favorevoli grazie a tassi di interesse ai minimi e a una rischiosità del credito alle famiglie decisamente contenuta. Un altro elemento che potrebbe incidere positivamente sulle prospettive del comparto è rappresentato dallo sviluppo dei mutui green per l’acquisto di abitazioni a elevata prestazione energetica o per lavori di ristrutturazione che implicano l’upgrade della classe energetica».

Quanto si chiede in media per il mutuo…

L’importo medio delle richieste di nuovi mutui e surroghe nel 2019 si è attestato a 130.976 euro (a 133.458 euro l’importo medio nel mese di dicembre), in crescita del +2,8% rispetto al 2018. Dieci anni fa, nel 2010, la cifra era più alta. Chi chiedeva un mutuo domandava in media 139 mila euro.

La distribuzione dei mutui richiesti, nel dettaglio, dice che la classe di importo più chiesta dalle famiglie è quella compresa fra 100.001 e 150.000 euro che copre una quota pari al 29,9% del totale. La classe al di sotto dei 75.000 euro, nella quale tipicamente si concentrano le richieste di surroga e sostituzione, ha invece una incidenza pari al 24% del totale. Le richieste di mutui si concentrano poi, per il 19,8%, nella classe compresa fra 75 mila e 100 mila euro e per il 22,7% nella fascia che va dai 150 ai 300 mila euro. Oltre i 300 mila c’è una residuale 3,6% di richieste di mutuo.

… e per quanti anni

Per quanti anni si fa il mutuo? Nel 2019 la classe compresa tra i 15 e i 20 anni si conferma in vetta alle preferenze degli italiani (con una quota pari a 25,6% del totale), seguita da quella tra i 26 e i 30 anni, con il 24,4%. Nel complesso, rispetto al 2018 si segnala una crescita del peso dei piani di rimborso tra i 26 e i 30 anni (+2,2 punti percentuali) a differenza di un quasi equivalente calo di quelli tra i 6 e 10 anni.

Nel 2010 la classe di durata tra 15 e 20 anni spiegava il 21,6% delle richieste, mentre era quella compresa tra 26 e 30 anni a risultare maggioritaria, con il 29,4% del totale.