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La pandemia, i cambiamenti dei consumatori, il fashion renting e l’e-commerce: le sfide della moda in epoca di coronavirus

Sabrina Bergamini

Sdoganato lo stile confortevole e casual, abbinati senza sensi di colpa giacche eleganti e pantaloni della tuta per le videochiamate di lavoro, le tendenze della moda che verrà sono appena delineate all’orizzonte. I consumi fashion si faranno forse più spartani, perché i consumatori mireranno all’essenziale e taglieranno molte spese accessorie.

Saliranno ancora le vendite online: qualcuno troverà più semplice rivolgersi all’e-commerce piuttosto che esercitarsi nella prova degli abiti in negozio, col timore che siano già stati provati da altri clienti.

 

Si aprono forse nuovi spazi per il noleggio di abiti. Il fashion renting garantisce infatti che i capi siano spediti direttamente a casa dopo essere stati disinfettati in tintorie specializzate, con una maggiore attenzione al sostenibilità del settore e la possibilità per i brand di dare nuova vita ai capi invenduti della collezione primavera/estate 2020.

Pandemia, moda e coronavirus

La pandemia ha messo in crisi anche il settore della moda. Secondo il report The Business of Fashion 2020 Coronavirus update a livello globale quest’anno le entrate del mondo della moda registreranno una contrazione del 27-30%. Lo studio stima una ripresa del 2-4% a partire dal 2021. Nell’industria dei beni di lusso personali (moda, accessori, orologi e gioielli di lusso) ci sarà una contrazione stimata del 35-39% quest’anno, con una leggera crescita fra l’1 e il 4% nel 2021.

«Una volta che la polvere si sarà depositata sulla crisi immediata, la moda dovrà affrontare un mercato recessivo e un panorama industriale ancora in fase di drammatica trasformazione – si legge nel Report –  Prevediamo un periodo di ripresa che sarà caratterizzato da un continuo rallentamento della spesa e da una diminuzione della domanda tra i canali».

Il cambiamento dei consumatori

A questo si aggiungeranno le conseguenze di un cambiamento già iniziato. I consumatori già prima del coronavirus si stavano spostano in nuove direzioni, che guardano in modo critico alla produzione di rifiuti legata all’industria tessile e mirano a un consumo più sostenibile.

La «quarantena del consumo» frutto della pandemia, dice il report, «potrebbe accelerare alcuni di questi spostamenti dei consumatori, come una crescente antipatia nei confronti dei modelli di business che producono rifiuti e accresciute aspettative per un’azione mirata e sostenibile».

Altri cambiamenti diventeranno semplicemente più veloci con un acceleramento di ciò che già si prospettava inevitabile, come il cambio di passo digitale, il design “senza stagione” e il declino del commercio all’ingrosso.

Moda, coronavirus e fashion renting

Moda e coronavirus devono rispondere alle sfide di un futuro che chiede sostenibilità, in bilico fra la necessità di ripartire e quello di garantire sicurezza a lavoratori e consumatori. In questo spazio si potrebbe collocare il noleggio di abiti, il fashion renting, un trend nato oltreoceano, ma che da qualche tempo diffuso anche in Italia.

Grazie al noleggio è possibile ricevere capi sicuri e disinfettati direttamente a casa, perché prima sono passati in tintorie specializzate. Il fashion renting potrebbe rispondere alla richiesta di sicurezza dei consumatori e aiutare a gestire le merci accumulate nei magazzini e le collezioni della primavera-estate rimaste ferme, rappresentando dunque un’alternativa anche per i brand.

Sarebbe un modo, inoltre, per superare il fast fashion dell’ultimo decennio.

«Il fashion renting – dice Caterina Maestro, fondatrice della startup di fashion renting DressYouCan – può rivelarsi un’ancora di salvezza anche per i brand e contribuire a un futuro più verde, fatto di capi in grado di durare nel tempo e di guardaroba infiniti e condivisi”.

Moda, economia, sicurezza

Spiega Maura Franchi, docente di Sociologia dei Consumi all’Università di Parma: «Il costo degli abiti sarà più importante in relazione al generale impoverimento previsto, ma emergerà soprattutto una diversa domanda di abbigliamento che risponderà più al confort che al desiderio di ostentazione di marche o abiti. La prima preoccupazione sarà quella economica, la seconda riguarderà la sicurezza. Per questo nel clima attuale non desideriamo andare per negozi a provare vestiti che per definizione possono essere stati indossati da molte persone».

La moda è chiamata a dare nuove risposte e a rispondere a esigenze rinnovate. Non si sa se i consumatori torneranno subito nei negozi. La prospettiva è quella di un’ulteriore crescita per l’e-commerce, che durante la pandemia ha fatto un balzo in avanti anche in un paese non in prima linea nello shopping online come l’Italia.