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di Roberto Paternicò

Nel 2018 diminuisce la ricchezza finanziaria delle famiglie, mentre cresce lievemente il tasso del risparmio. La ricchezza delle famiglie al netto dei debiti e in rapporto al reddito resta, ancora, superiore a quella dell'Eurozona, mentre il tasso di risparmio lordo (reddito non al netto della spesa) e di circa il 10% (in lieve aumento dal 2014) seppur inferiore a quello dell'area euro. E' quanto evidenzia il rapporto Consob 2019.

 

Nella composizione delle attività finanziarie dei risparmiatori italiani, si riduce il divario storico con l'Eurozona a seguito, anche, della diminuzione degli investimenti nei titoli obbligazionari e con un aumento delle soluzioni assicurative e/o previdenziali nonché delle liquidità giacenti in banca (o sotto il materasso, si scherza). I debiti delle famiglie italiane sul prodotto interno lordo, invece, mantengono le distanze da quelli dei Paesi euro con un incidenza del 40% circa contro un 60% circa.

I cambiamenti demografici e l'utilizzo del digitale

Tutta l'Unione Europea è soggetta ad un progressivo invecchiamento della popolazione e l'Italia si caratterizza per una popolazione relativamente più anziana. Nel nostro Paese, le tendenze demografiche registrano un tasso di dipendenza delle persone di età pari o superiore a 65 anni da quelle in età lavorativa (15 - 64 anni) del 35%, (quattro punti percentuali in più del valore nell'Eurozona), mentre il reddito mediano dei più anziani continua a risultare inferiore a quello degli altri Paesi europei.

In Italia, inoltre, si evidenzia un negativo divario, anche in termini di competenze digitali della popolazione, nell'utilizzo di internet e dell'e-commerce, nel confronto internazionale.

Gli investimenti finanziari

Nelle famiglie italiane sono in prevalenza gli uomini che decidono le modalità di utilizzo o d'investimento finanziario. Le caratteristiche psicologiche che possono orientare la percezione e l'assunzione del rischio finanziario sono:

- la tendenza a rimandare le decisioni (10% circa del campione);

- la capacità di risolvere da soli e efficacemente problemi di carattere economico-finanziario (40% circa del campione);

- la propensione a provare disagio nella gestione delle finanze personali, la c.d."ansia finanziaria" (50% del campione);

-l'ottimismo (30% del campione);

- la sfiducia verso gli intermediari finanziari (oltre il 60% del campione);

- l'attitudine a organizzare le proprie scelte economiche in compartimenti stagni tra loro separati (conti mentali) basati su classificazioni arbitrarie (da Richard Thaler, premio Nobel per l'economia). Ad esempio, una persona che vuole bere birra quando è in vacanza sarà, probabilmente, disposta a pagare 4 euro per una birra (consumo inserito nel conto mentale "vacanze"). Nella vita quotidiana, la stessa persona, invece, acquisterebbe la stessa birra al supermercato per risparmiare (conto mentale "fare la spesa") (quasi il 100% del campione);

- l'esposizione a errori di ragionamento sulle probabilità, ossia l'errata convinzione che il passato condizioni il futuro anche nel caso di una sequenza di eventi casuali (30% circa del campione).

La maggioranza degli italiani si conferma, comunque, avversa al rischio e alle perdite, pertanto, non si è disposti a investire con il rischio di ricevere una seppur minima perdita del capitale, mentre la minoranza, si dichiara tollerante verso piccole perdite (permanenti o recuperabili nel lungo termine).

Le conoscenze finanziarie degli italiani

La cultura finanziaria delle famiglie italiane si conferma molto contenuta:

- il 21% del campione non possiede alcuna nozione di base (inflazione, relazione rischio/rendimento, diversificazione, caratteristiche dei mutui, interesse composto) e delle nozioni avanzate (riferite ai titoli obbligazionari);

-solo il 12% mostra padronanza di quattro dei sette concetti presentati;

- solo il 2% definisce correttamente tutte le nozioni.

In termini di consapevolezza del proprio livello di conoscenze (34% media campione):

- il 14% del campione si sovrastima;

- il 20% si sottostima.

Gli intervistati si connotano, anche, per un basso livello di capacità di conto (il 54% del campione non è in grado di eseguire un semplice calcolo percentuale).