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Sulle etichette dei prodotti alimentari spicca più spesso l’indicazione della regione di provenienza. Secondo l’Osservatorio Immagino, questa riguarda il 10,8% del paniere dei prodotti per un giro d’affari di 2,2 miliardi di euro nel 2018

Sabrina Bergamini

Yogurt e mele dal Trentino Alto Adige. Gelati e arance dalla Sicilia. Amari e tonno dalla Calabria. I consumatori italiani trovano in etichetta non solo la tanto amata italianità, il made in Italy rivendicato da bandiere tricolori o dal claim “prodotto in Italia”, ma sempre più spesso anche la regione d’origine del prodotto alimentare. Quanto spesso? Se l’è chiesto l’Osservatorio Immagino, che evidenzia come nel 2018 il riferimento alla regione di provenienza abbia accomunato il 10,8% dei prodotti del paniere dell’Osservatorio Immagino, per un giro d’affari superiore a 2,2 miliardi di euro, pari al 7,8% sul totale. Rispetto al 2017, le vendite sono aumentate del 3,1% anche e soprattutto grazie alla crescita della domanda, salita del 2,1%.

 

Made in Italy e non solo…

Sono dunque sempre più numerosi, e soprattutto vendono, i prodotti alimentari confezionati che segnalano la regione d’origine del prodotto. L’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy, che studia l’evoluzione dei consumi attraverso l’analisi delle etichette dei prodotti venduti in supermercati e ipermercati di tutta Italia, parte dalla considerazione che il paniere dei prodotti con l’italianità in etichetta è il più fornito fra quelli monitorati.

Sono oltre 18 mila nel 2018 i prodotti alimentari confezionati ad aver avuto in etichetta o un claim riferito al “made in Italy” o una delle indicazioni geografiche europee (Dop, Igp, Doc, Docg).

«Attributi che hanno accomunato un quarto dei prodotti dell’Osservatorio Immagino per quasi 6,8 miliardi di euro di vendite, pari al 23,5% del giro d’affari del food confezionato in super e ipermercati italiani».

E se la certificazione di origine è uno dei temi più cari ai consumatori italiani, vanno bene anche le vendite di quei prodotti che esibiscono la regione di provenienza. Le regioni in cima alla classifica per numero di prodotti e giro d’affari sono nel 2018 Trentino Alto Adige e Sicilia, mentre si segnala l’aumento di vendite di quelli che arrivano dalla Calabria.

«Anche lo scorso anno il Trentino-Alto Adige è stata la regione numero uno per giro d’affari dei prodotti che la segnalano in etichetta (vini e spumanti, yogurt e salumi le categorie più importanti) – si legge nell’Osservatorio Immagino 1.2019 – Rispetto al 2017, il sell-out è migliorato del +2,8%, sostenuto dall’aumento delle vendite di yogurt, mele e spumante classico. La seconda regione per giro d’affari è stata la Sicilia: l’anno scorso le vendite sono cresciute del +2,3% rispetto al 2017, grazie soprattutto a gelati, arance e sughi pronti (una delle categorie principali insieme al vino)».

Boom di vendite per la Calabria

L’Emilia Romagna firma soprattutto vini e salumi, il Piemonte mette il bollino su vini, formaggi freschi, acqua e latte. La Calabria segna un boom di vendite.

«Tra le regioni con le crescite più elevate spicca la Calabria (+30,1% di vendite nel 2018), indicata soprattutto sulle confezioni di amari, surgelati vegetali e tonno. Da segnalare anche il +11,8% registrato l’anno scorso nelle vendite dei prodotti con il claim Puglia: vini e mozzarelle sono stati i prodotti più importanti, insieme con i taralli».

Diminuiscono invece le vendite del “paniere” dei prodotti di Emilia-Romagna, Lombardia, Sardegna, Lazio, Campania, Umbria, Friuli-Venezia Giulia e Abruzzo.