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Cellulari accesi 24 ore su 24, messaggini e notifiche fino a un minuto prima di addormentarsi, social sempre connessi sono gli elementi di base per notti dal sonno interrotto (o per lo meno disturbato) nelle quali il riposo necessario all’organismo per rigenerarsi viene messo seriamente a rischio. Sono tanti gli italiani che non rinunciano ai dispositivi tecnologici nemmeno prima di andare a letto: il 52% tiene regolarmente il proprio smartphone sul comodino e il 40% lo lascia sempre acceso. 

Il vamping, ossia il fenomeno che porta a buttare un occhio al cellulare anche in piena notte, è ormai diventato molto diffuso anche in Italia: il 94% si sveglia, 1 su 4 consulta lo smartphone durante i risvegli notturni e, naturalmente, il rischio è alto anche tra i ragazzi (72% degli adolescenti dichiara di chattare anche di notte).

Eppure, secondo un’indagine commissionata da Philips, azienda leader nel settore dell’Health Technology alla società di ricerca Strive Insight sul rapporto tra utilizzo della tecnologia e qualità del sonno, un riposo di qualità, sostiene il 91% degli intervistati, impatta positivamente sulla salute e la vita di tutti i giorni, dormire bene è il metodo migliore per riposarsi e recuperare le energie.

In una società sempre più digitalizzata e connessa ovunque e in qualsiasi momento, la tecnologia è diventata sempre più “invasiva”: la media giornaliera di utilizzo di dispositivi digitali si attesta attorno alle 7 ore durante i giorni lavorativi e quasi 6 ore durante il weekend. Utilizzo che, per il 73% degli intervistati, risulta intenso anche nelle ore antecedenti il riposo notturno. La tecnologia connettiva, spesso “ipnotica”, che crea dipendenza sempre più spesso sostituisce oggi i rituali pre-sonno andando così ad impattare sul nostro riposo.

In particolare, l’attività digitale degli italiani prima di cadere fra le braccia di Morfeo è caratterizzata da una componente sociale: i passatempi più diffusi sono infatti i social network e le chat seguiti dalla lettura delle email.

Abitudini digitali scorrette possono rivelarsi dannose e favorire l’insorgere di disturbi del sonno: solo il 6% degli intervistati dichiara di non svegliarsi mai durante la notte. La maggior parte degli italiani intervistati da Philips non ha un sonno continuo e ha frequenti risvegli notturni. Il 18% degli italiani, inoltre, afferma che è capitato di essere svegliato perché disturbato da segnali sonori emessi dal device tecnologico. Inoltre, 1 italiano su 4 confessa di controllare il proprio smartphone durante i risvegli notturni.

“L’indagine rivela una consapevolezza diffusa riguardo l’importanza del riposo notturno così come in merito alla correlazione tra disturbi del sonno e utilizzo di dispositivi tecnologici prima di andare a letto; nonostante ciò gli italiani faticano ad abbandonare certe cattive abitudini”, dichiara Gianluigi Redolfini, Health Systems Marketing Leader – Philips Italy, Israel & Greece.

Tra i disturbi del sonno più diffusi il 31% afferma di avere un sonno irrequieto e risvegli frequenti, di questi il 66% dichiara di soffrire di apnee notturne e il 33% di conoscere questa patologia. Il 24% invece dichiara di avere difficoltà ad addormentarsi e il 15% di soffrire di insonnia.

I sintomi più dichiarati legati ai disturbi del sonno sono: stanchezza durante il giorno (il 55%), stanchezza al risveglio (il 48%), occhi stanchi al risveglio (il 35%), difficoltà di concentrazione (il 28%) e irritabilità (il 27%). Meno di un terzo del campione (il 28%) che ha dichiarato di soffrire di disturbi del sonno si è rivolto ad un medico per avere un consulto.  I consigli più diffusi tra coloro che hanno interpellato un camice bianco sono: alimentazione serale leggera (il 40%), attività fisica durante il giorno (39%) e la riduzione dell’utilizzo di dispositivi tecnologici prima di addormentarsi (il 37%).

“Un cattivo sonno non si traduce soltanto in un ridotto rendimento nelle attività quotidiane”, afferma Luigi Ferini Strambi, professore di neurologia e direttore del Centro di Medicina del Sonno dell’Ospedale San Raffaele di Milano. “Durante il sonno profondo l’organismo libera le citochine, modulatori della risposta immunitaria nei confronti delle malattie. Lo scarso sonno si traduce quindi in ridotte difese immunitarie. Inoltre, diversi studi hanno evidenziato che un sonno insufficiente è associato a un’eccessiva secrezione di cortisolo e quindi ad un mancato riposo cardiaco: i microrisvegli legati a disturbi esterni ambientali, come ad esempio l’uso di dispositivi tecnologici oppure alle apnee notturne, aumentano quindi il rischio cardiovascolare. Infine, ricerche recenti indicano che una cronica mancanza di sonno favorisce un aumento, nelle cellule nervose, dei depositi di proteina beta amiloide, coinvolta nella genesi di malattie neurodegenerative”.