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Secondo FederSalus l’uso di integratori alimentari è diffuso anche per la maggiore attenzione degli italiani a sani stili di vita. Zanardi, Presidente FederSalus: “Il 58,4% dei cittadini è un consumatore abituale”

Silvia Biasotto

Il mercato degli integratori alimentari italiano è leader in Europa con una quota in valore del 27%. Un settore che conta un fatturato un fatturato industriale 2018 delle aziende della filiera italiana degli integratori alimentari pari a circa 3,7 miliardi di euro (le aziende associate a FederSalus esprimono il 55% di tale valore). Gli italiani hanno dimostrato una crescente sensibilità alla salute e allo stile vita in senso di dieta equilibrata, esercizio fisico e se necessario l’impiego di integratori alimentari. È quanto è emerso dal webinar online che è stato organizzato oggi da FederSalus per la presentazione dei risultati della V indagine di settore “La filiera italiana dell’integratore alimentare”.

 

La ricerca è stata condotta dal Centro Studi FederSalus, in collaborazione con IQVIA sulle aziende rappresentative del comparto, con interventi della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, di ELITE – Borsa Italiana e di rappresentanti delle istituzioni. “Il 58,4% dei cittadini – ha detto Andrea Zanardi, Presidente FederSalus – è un consumatore abituale di integratori alimentari. Il 47% ha ricevuto un consiglio sugli integratori da almeno un medico generico, specialista e farmacista”.

I risultati dell’indagine sulla filiera italiana degli integratori alimentari

Con riferimento all’anno 2018 il settore degli integratori ha espresso un valore industriale pari a circa 3,7 miliardi di euro e un numero di addetti a circa 22mila soggetti. Il 78% per cento del fatturato industriale di filiera è espresso dalle aziende a marchio e la componente Italia è pari al 79,9%. Ad essere un riferimento del consumatore, soprattutto a livello di informazione, è il punto vendita ovvero la farmacia, principale canale di acquisto. L’appello alle istituzioni è quello di non dimenticare il settore. In farmacia i supplementi alimentari sono la seconda categoria dopo il farmaco etico per valore generato. Nel 2019 le prescrizioni di integratori alimentari rilevate sono state 28,6milioni e derivano prevalentemente da medici di medicina generale, ortopedici, pediatri e ginecologi.

Zanardi ha concluso la presentazione dell’indagine ricordando che “le aziende degli integratori sono in grado di generare ricchezza, occupazione ed esportazione e rappresentano. Si tratta di un comparto utile per il sistema Paese. Noi operiamo in un contesto internazionale ed europeo dove le norme non sono armonizzate. Ci sono sensibilità diverse anche all’interno della Comunità Europea. Pertanto, il nostro appello di supporto va anche all’Europa per poter rendere il nostro mercato più competitivo”.

“Serve una politica mirante a dare maggiori facilitazioni e automatismi. A livello europeo ogni paese viene regolamentato secondo le esigenze personali e non di sistema. La mia disponibilità va nella direzione di poter facilitare le procedure semplificando il sistema degli archivi”, ha aggiunto Massimo Casciello, direttore generale della Sicurezza degli alimenti presso il Ministero della Salute.

Come si sono comportati gli integratori alimentari durante l’emergenza Covid-19?

L’utilizzo degli integratori alimentari si è consolidato durante i mesi cruciali della emergenza proprio per il desiderio di raggiungere un migliore stato del sistema immunitario. La difficile situazione di lockdown e di emergenza sanitaria ha catalizzato l’attenzione del consumatore sul mantenimento di un buono stato di salute.  “Le oltre 18mila farmacia presenti sul territorio nazionale – ha precisato Zanardi – sono rimaste aperte e hanno mantenuto il ruolo di presidio della salute. Non c’è stato uno stop delle vendite e i cittadini hanno continuato ad acquistare un prodotto considerato un bene essenziale per il proprio benessere. Abbiamo tutti fatto una esperienza di forzata digitalizzazione. Un incremento significativo delle vendite online è stato registrato con un aumento del 64% rispetto al primo trimestre 2019”. In particolare, i prodotti per il colesterolo hanno evidenziato un +39%, seguite da vitamine, minerali, immunostimolanti e probiotici (+28%).