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L’influencer marketing e in generale la “nuova pubblicità” continuano a fare di testa propria e a non seguire, nella maggior parte dei casi, le indicazioni di riconoscibilità date dall’Autorità per la Concorrenza del Mercato e dall’ Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria. Lo rileva l’Unione Nazionale Consumatori che prosegue il monitoraggio sui social degli influencer più noti che con un solo post riescono ad influenzare i consumatori sui più svariati prodotti.

 

Nella fattispecie sottoposta all’attenzione dell’Autorità e dell’IAP è finita l’azienda Fitvia sostenuta su Instagram da numerosi influencer che “post dopo post, magnificano le proprietà dei prodotti senza però mai indicare che si tratta di pubblicità”. È quanto dichiara Massimiliano Dona, presidente di Unione Nazionale Consumatori, annunciando la nuova denuncia contro l’influencer marketing.

“Il problema”, spiega l’avvocato Dona, “è che in molti casi non si dichiara che il prodotto ‘consigliato’, è sponsorizzato dall’azienda, il che significa che quel personaggio è pagato per utilizzarlo. Quanto sta accadendo con Fitvia (tè, tisane, barrette, muesli) è davvero inquietante, sia per la portata del fenomeno con centinaia di post degli influencer (che offrono persino ai followers dei codici sconto per l’acquisto online dei prodotti così da tracciare il grado della rispettiva ‘influenza’ sui consumatori), sia per i contenuti divulgati da Fitvia sui quali infatti abbiamo chiesto di fare verifiche visto che hanno a che fare con l’alimentazione e quindi con la salute.”

“A quanto pare né le linee guida dell’Autorità Antitrust sull’influencer marketing, né la Digital Chart dello IAP hanno portato un po’ di etica in questo settore. Forse è il momento di passare alle sanzioni: per questo”, conclude Dona, “abbiamo denunciato all’Autorità e allo IAP l’azienda Fitvia, i principali influencer (dalle sorelle Rodriguez a Guendalina Tavassi, Beatrice Valli, Serena Garitta per fare qualche nome) e lo stesso social network Instagram, che tarda, di fronte ad un fenomeno di simile evidenza, a impostare sistemi ‘nativi’ per aiutare il consumatore a decodificare in modo semplice e intuitivo la natura pubblicitaria dei messaggi”.