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Le famiglie vedono nero per il futuro. Sono saltate molte spese programmate e quasi il 30% non farà vacanze. È salato il conto del Covid

Sabrina Bergamini

Quasi sei famiglie su dieci hanno paura di perdere il posto di lavoro. Le previsioni per il futuro sono pessimiste sia per la propria situazione che per le prospettive del paese. Durante il lockdown le famiglie hanno rinviato spese programmate ma ne hanno fatte di nuove – abbonamenti alla pay tv e nuovi device tecnologici. I soldi non ci sono più: quasi il 30% quest’anno non farà vacanze. È salato il conto della crisi che il Covid presenta alle famiglie italiane.

Il conto del Covid: attese e paure

 

“Dopo la pandemia, attese e paure” è il rapporto annuale Censis-Confcommercio, un’indagine fatta su un campione di mille famiglie dal 15 al 30 aprile, durante il lockdown.

«A causa della crisi sanitaria e del conseguente lockdown il 42,3% delle famiglie ha visto ridursi l’attività lavorativa e il reddito, il 25,8% ha dovuto sospendere del tutto l’attività e il 23,4% è finito in Cig», emerge dal rapporto.

L’indagine analizza fiducia, consumi e impatto del Covid-19. Dallo studio emerge allora che «quasi sei famiglie su dieci temono di perdere il posto di lavoro e che resta molto ampia la fascia di chi, dopo la riapertura del Paese, guarda al futuro con pessimismo: il 52,8% vede “nero” per la propria famiglia, percentuale che sale al 67,5% con riferimento alle prospettive del Paese».

L’emergenza sanitaria modifica le spese

L’emergenza sanitaria ha fatto necessariamente modificare alcuni comportamenti di spesa. Si segnala una doppia tendenza. Da un lato, c’è la sospensione di alcuni pagamenti, come bollette e mutui. Dall’altro, ci sono nuove spese che le famiglie hanno affrontato (o stanno pensando di farlo) per gestire al meglio il lavoro da casa e la scuola, nella convinzione che anche in fase 2 continueranno smart working e didattica a distanza (come infatti sta accadendo).

Il 7,5% delle famiglie ha dunque sospeso il pagamento di tasse e bollette mentre un altro 10% finora non l’ha fatto ma ci sta pensando. Il 3,7% ha sospeso il pagamento del mutuo mentre il 6,9% ci sta pensando. Il 2,1% ha fatto ricorso a un prestito mentre un 6,4% sta valutando di farlo.

Le nuove spese comprendono tecnologia, abbonamenti pay tv e internet. Il 9,8% delle famiglie ha attivato un abbonamento pay tv (Sky, Netflix e via dicendo) mentre il 4,5% per ora non l’ha fatto ma ci sta pensando. Il 7,8% ha acquistato e allestito dispositivi hardware e l’11% sta pensando di farlo. Il 5,7% ha sostituito una connessione internet e l’8,4% ci sta pensando.

Niente vacanze per il 30% delle famiglie

Diverse le rinunce sul fronte dei consumi. Il 23% delle famiglie ha dovuto rinunciare definitivamente all’acquisto di beni durevoli (mobili, elettrodomestici, auto) già programmati e il 35,1% ha rinunciato a una cerimonia familiare.

Il 48% delle famiglie ha rinunciato a qualunque forma di vacanza (week end, ponti, Pasqua, vacanze estive).

In tema vacanze, oltre la metà delle famiglie (54,3%) ha detto che nell’incertezza per l’estate 2020 non ha fatto programmi.

Circa il 30% rimarrà a casa perché non ha la disponibilità economica – non ci sono i soldi per partire. Questa percentuale sale al 57% per i livelli socio economici bassi. Solo il 9,4% si permetterà il lusso di partire ma con una riduzione di budget e di durata. Un 7% di fortunati dice invece che andrà in vacanza senza limiti di budget e durata.

UNC: dati allarmanti

Per l’Unione Nazionale Consumatori sono dati allarmanti.

«Il fatto che il 48% delle famiglie ha dovuto rinunciare a qualsiasi forma di vacanza e, soprattutto, che solo il 9,4% ha già deciso quest’anno di partire, ma con una riduzione di budget e di durata, dimostra che il bonus vacanze non può certo bastare per salvare la stagione turistica – dice il presidente dell’UNC Massimiliano Dona – Gli sconti, infatti, non sono sufficienti se le famiglie sono in difficoltà e faticano ad arrivare a fine mese. Solo ridando capacità di spesa agli italiani, il settore turistico potrà risollevarsi. Invece, non solo non è stato fatto finora nulla per compensare le perdite che i consumatori hanno avuto durante l’emergenza Coronavirus, ma addirittura, con l’operazione voucher, si è chiesto loro di svolgere il ruolo pubblico di sovvenzionare e finanziare le imprese di viaggi e vacanze, sacrificando il diritto di essere rimborsati in denaro previsto dalle normative europee e nazionali pre-Covid».