Notizie recenti

Newsletters

 
 
Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Uno dei nostri obiettivi è diventare il TUO punto di riferimento!

Se non conosci i tuoi diritti, se non sai come farli valere, se hai problemi con

la Pubblica Amministrazione o con i gestori dei servizi pubblici,

l' U.N.C. ti offre assistenza legale, fiscale e consigli utili, tutelandoti in tutte le sedi,

anche giudiziarie,conciliative,tributarie ...

L' UNIONE fa la forza se dai forza all'UNIONE.

 

L’umidità in casa è certamente fastidiosa tutto l’anno, ma è in inverno che provoca i disagi maggiori. Biancheria che non asciuga mai, sensazione di freddo intenso anche con il riscaldamento a pieno regime, formazione di muffa e condensa: tutti segnali che il tasso di umidità è troppo alto.

Poiché l’umidità in eccesso può portare anche a problemi respiratori, meglio attrezzarsi con un deumidificatore per mantenere sotto controllo la percentuale di vapore acqueo nell’aria. Con l’aiuto di QualeScegliere.it abbiamo analizzato i tipi di deumidificatore in commercio, i vantaggi e svantaggi di ciascuna tipologia e quali sono le applicazioni giuste per ciascuna di esse.

 

Deumidificatore a condensazione

La più classica delle tipologie è quella a condensazione: la “cattura” dell’umidità avviene sfruttando il principio della condensazione, vale a dire la naturale tendenza del vapore acqueo a tornare allo stato liquido a contatto con una superficie fredda.

Questo tipo di deumidificatore è dotato di un compressore che raffredda un liquido refrigerante immesso in una serpentina, che diviene dunque fredda. Una ventola forza il passaggio dell’aria attraverso la serpentina e qui il vapore acqueo si condensa e viene convogliato nella tanica di raccolta. Un successivo passaggio dell’aria attraverso una seconda serpentina calda fa in modo che il flusso in uscita non sia freddo ma a temperatura ambiente, con una variabilità massima di 2 °C.

Deumidificatore ad essiccazione

Una tipologia di più recente introduzione prevede l’imprigionamento dell’umidità per adsorbimento, cioè imprigionando le particelle di acqua tra i pori di un disco in zeolite, materiale noto per questa sua caratteristica.

In questo caso l’aria viene convogliata attraverso un disco realizzato in questo materiale, che però raggiunge in fretta la saturazione: per questo il disco ruota esponendo progressivamente al flusso d’aria sezioni non sature, mentre quella saturata viene asciugata dal passaggio accanto a una serpentina calda. L’acqua confluisce nella tanica di raccolta e l’aria torna nell’ambiente leggermente riscaldata.

Deumidificatore termoelettrico o Peltier

Questo terzo tipo di deumidificatore è in realtà molto diverso dagli altri due poiché è adatto solo ad ambienti molto piccoli, come cabine armadio e sgabuzzini, e a tassi di umidità non eccessivi.

Il principio fisico sfruttato è l’effetto Peltier, ovvero la possibilità di convertire un flusso di corrente elettrica in un differenziale di temperatura. Il modulo di Peltier interno al deumidificatore si compone di due piastre di metalli diversi attraversate dall’elettricità: una delle due si raffredda, dando luogo alla condensazione e raccolta dell’umidità, l’altra si scalda e il suo calore viene dissipato attraverso un semplice dissipatore uguale a quelli usati per raffreddare i processori nei PC.

Qual è la migliore tipologia di deumidificatore?

I deumidificatori a condensazione sono ancora i più comuni, pertanto il range di prezzo è così ampio come illustrato in tabella, ma presentano qualche limite. A causa della presenza del compressore il peso e le dimensioni di questi apparecchi sono notevoli, dunque gli eventuali spostamenti da una stanza all’altra possono essere molto scomodi: si può prediligere un modello a condensazione se si ha bisogno di deumidificare un singolo locale della casa. La temperatura di esercizio, ovvero quella a cui il deumidificatore funziona correttamente, non scende sotto i 15 °C, temperatura alla quale si può formare ghiaccio sulla serpentina e diventa necessario per la macchina investire più energia nello sbrinamento che nella deumidificazione. Non si tratta dunque di modelli adatti a stanze fredde quali possono essere cantine o stanze non riscaldate.

I meno diffusi deumidificatori ad essicazione hanno alcuni vantaggi. Sono notevolmente più leggeri e quindi più adatti all’utilizzo in locali diversi, sono più silenziosi perché privi di compressore e sono più efficaci nell’asciugatura della biancheria, dato che emettono aria leggermente più calda rispetto all’ambiente. Inoltre non patiscono il freddo e funzionano correttamente anche a temperature prossime allo zero: perfetti dunque per i locali più freddi.

Per quanto riguarda l’apparente divario nella capacità deumidificante dei modelli ad essiccazione e a condensazione, dobbiamo fare un chiarimento: nel caso dei primi la stima è infatti piuttosto precisa, mentre quella dei deumidificatori a condensazione è riferita a condizioni se vogliamo un po’ estreme, ovvero un tasso di umidità dell’80% a 30 °C. Questa stima va dunque corretta in base alle reali condizioni di utilizzo: il più delle volte la temperatura sarà intorno ai 20 °C. Correggendo dunque le stime di fabbrica al ribasso di un 30-40% si otterrà una deumidificazione ipotetica più vicina alla realtà e potremo constatare come non ci sia un grande divario con i cugini ad essiccazione.

Qual è il livello di umidità ideale?

Il livello di umidità ideale per il nostro comfort dipende dalla temperatura dell’ambiente: secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) non dovremmo mai vivere al di sotto del 20% e al di sopra dell’80% di umidità. Questa tabella illustra efficacemente la corrispondenza ideale tra temperature e umidità secondo la prestigiosa organizzazione:

Questa rubrica è stata realizzata in collaborazione con QualeScegliere.it, sito che mette a disposizione strumenti utili e pratici da consultare per aiutare i consumatori nella scelta fra oltre 430 categorie di prodotti.

Autore: Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con Qualescegliere.it