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I maestri delle etichette colorate si stanno sforzando per rendere più comprensibili ai cittadini le “insidie nutrizionali” nascoste negli alimenti. Hanno cominciato gli inglesi che hanno ritenuto i sudditi di S.M. la Regina incapaci di leggere le etichette nutrizionali indicate dal Regolamento UE 1169/2011 e quindi hanno inventato quelle a “semaforo” suddividendo gli alimenti in rosso, arancione e verde in funzione del loro valore calorico.

Sono poi arrivati i francesi che con il loro sistema “nutriscore” di colori ne hanno messi cinque che dal rosso al verde indicano sempre la gradualità del valore calorico.

 

E’ poi arrivata la proposta italiana del “nutri-inform” che invece dei colori propone una serie di “batterie” che sono più o meno cariche in funzione della quantità di nutrienti contenuti in una porzione di  alimento (vedi i dettagli  sul blog alla voce “Etichette alimentari: tra semafori, nutri-score e nutri-inform).

E’ però sorto un altro problema. Ci si è accorti del sempre maggiore consumo di alimenti prodotti industrialmente e dei pericoli nascosti in quelli riccamente elaborati che hanno preso il nome di “ultraprocessati”.  Studi recenti, e in particolare di Chen e coll. (1920). Hanno consentito di correlare il consumo di questi alimenti allo sviluppo di molte malattie metaboliche che vanno dall’asma alla depressione, dall’obesità alle malattie cardiovascolari.

Nel frattempo un gruppo di ricercatori brasiliani ha studiato i processi produttivi del cibo e li ha classificati in quattro categorie secondo il criterio NOVA.

  • Gruppo 1 – Alimenti non trasformatio minimamente trasformati (frutta, verdura, carne, latte, ecc.)
  • Gruppo 2 – Alimenti elaborati in cucinacon lo scopo di prolungarne la durata di conservazione. In pratica si tratta d’ingredienti da impiegare in cucina come grassi, erbe aromatiche, ecc. da tenere in barattoli o frigorifero per poterli successivamente impiegare.
  • Gruppo 3 – Alimenti trasformati. Sono gli alimenti ottenuti unendo alimenti dei gruppi 1 e 2  per ottenere i tanti prodotti alimentari di uso domestico (pane, marmellate, ecc.) formati da pochi ingredienti
  • Gruppo 4 – Alimenti ultra-processati. Sono quelli che utilizzano molti ingredienti compresi additivi alimentari, materie prime elaborate (grassi idrogenati, amidi modificati, ecc.). Questi alimenti sono di derivazione prevalentemente industriale e sono caratterizzati da una buona gradevolezza e dal poter essere conservati a lungo.

Anche nel caso della classificazione NOVA gli alimenti sono suddivisi in colori dal verde al rosso che caratterizza gli ultra-trasformati.

Conseguenze per i consumatori.

Da un punto di vista nutrizionale gli alimenti rimangono gli stessi, ma i consumatori possono rimanere disorientati.

Prendiamo come esempio l’olio di oliva. Con il semaforo inglese è da usare con cautela perché rosso, più possibilista è il sistema francese, molto tollerato se non consigliato con le pile italiane. Secondo il sistema NOVA non ci sono problemi perché si tratta di alimento di base.

Altro esempio interessante è quello tra i “burger” classici fatti di carne e e quelli di origine vegetale.

Per quelli di carne, secondo i “semafori” e “nutriscore” ci si avvicina al rosso mentre più tolleranti potrebbero essere le “pile” italiane.  Secondo NOVA potrebbero essere classificati tra gli alimenti addirittura salutari perché formati da pochi o addirittura da un solo ingrediente.

La situazione dovrebbe essere completamente diversa per quelli vegetali che troverebbero via libera con i vari sistemi proposti nella UE, mentre NOVA potrebbe piazzare un bel rosso in quanto si tratta di un alimento ultraprocessato con la possibile presenza anche di oltre quindici ingredienti.

Ovviamente di esempi se ne possono fare molti altri.

Un fatto però è certo: i prodotti artigianali, fatti per essere consumati immediatamente (dolci come la cassata siciliana) oppure elaborati in cucina e serviti nei ristoranti (paste come quella all’amatriciana o alla puttanesca), ben difficilmente supererebbero i variopinti ostacoli che si sta cercando di frapporre. Si può essere tranquilli perché le proposte riguardano solo i prodotti “preimballati” e quindi nessuno verrà a sindacare sulle calorie che assumiamo con i piatti caratteristici italiani anche se non sono poi tanto poche.

Nell’Unione Europea le indicazioni sul valore nutrizionale degli alimenti rimangono quelle stabilite dal Regolamento 1169/2011 e le altre indicazioni per il momento non sono obbligatorie.

Sono però molti quelli che cercano di ulteriormente “perfezionare” le etichette alimentari. Forse non è azzardato immaginare che in futuro a un panettone o a uno yogurt alla frutta sia abbinato un foglietto illustrativo simile a quello dei farmaci.