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Da un curioso studio condotto nel 2018 presso l’Università di Lund (Svezia) risulta che la flatulenza dei vegetariani e dei vegani è più frequente e più “tossica” di quella degli onnivori. Lo studio è stato condotto su 180 persone divisi in tre gruppi di vegetariani, vegani e onnivori di 60 persone.E’ risultato che la frequenza è 1,4 volte superiori nei vegani e nei vegetariani rispetto agli onnivori. La “tossicità” è 2,87 volte più elevata nella flatulenza dei vegani e dei vegetariani sempre rispetto a quella degli onnivori.

 

Il fenomeno può essere spiegato dai differenti componenti alimentari dei tre tipi di dieta.

I vegetariani e i vegani (in particolare) sostituiscono parzialmente o completamente le proteine di origine animale (carne, latte o uova) con quelle di origine vegetale e principalmente con i legumi (soia, fagioli, lenticchie, ecc.). I legumi contengono alcuni oligosaccaridi, quali stachiosio, verbascosio e raffinosio, che non possono essere “digeriti” dal nostro organismo poiché non possiede enzimi in grado di scinderli in zuccheri semplici.

Gli oligosaccaridi una volta raggiunto l’intestino vi stazionano e sono utilizzati come “nutrimento” da alcuni batteri. In pratica quindi avviene una fermentazione che dà origine alla produzione di anidride carbonica, metano, idrogeno, gas solforati in quantità superiore a quella prodotta da chi mangia meno legumi o non ne mangia affatto.

La flatulenza, oltre ai fastidi conseguenti all’emissione intestinale di gas, può creare dei disturbi e/o lievi dolori addominali. Non ci sono però conseguenze serie per la nostra salute.

Gli autori dello studio svedese affermano anche che il minore impatto ambientale dei vegetali consumati dai vegani e dai vegetariani è annullato dalle maggiori emissioni di gas anche “tossici”. 

Si tratta dell’emissione di “gas a effetto serra” e il problema delle emissioni gassose umane è serio e forse non sufficientemente preso in considerazione. Esse, anche se individualmente modeste, possono rappresentare un problema ove si consideri che siamo sei miliardi. Non si tratta quindi della differenza tra quelle degli onnivori e quelle dei vegani e vegetariani, ma dalla globalità delle emissioni che non sono indifferenti.

Si parla molto del delle emissioni gassose dei ruminanti e non sono pochi quelli che vi ravvisano un grave pericolo ambientale; dovremmo forse prendere in considerazione anche le nostre che non si possono certo eliminare. 

Per ridurre la quantità di gas emessi bisognerebbe invece agire su quelli derivanti dalla combustione dei fossili petrolio e carbone utilizzati per i trasporti e la produzione di energia per le diverse attività umane.

Insomma i nostri peti e quelli delle mucche possono contribuire alla produzione di “gas serra”, ma non sembrano essere determinanti.