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La finanza tecnologica pone nuove sfide ai consumatori e alle Autorità. L’ampia offerta può causare disorientamento. E l’innovazione pone problemi etici

Sabrina Bergamini

Le nuove tecnologie applicate alla finanza pongono nuove sfide ai consumatori e alle Autorità di regolazione e vigilanza. Sfide che riguardano la neutralità del quadro normativo, gli aspetti legali, il rispetto effettivo del principio di non discriminazione e più in generale il profilo etico. Di più.

«L’ampia offerta digitale rischia di sopraffare la capacità del consumatore di scegliere, creando nel contempo situazioni di disorientamento e di “cattura”».

 

Queste le parole del segretario generale Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) Stefano De Polis alla Giornata del credito, organizzata dall’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito.

La finanza tecnologica…

Nell’intervento di De Polis ci sono le sfide poste dalle nuove tecnologie digitali applicate alla finanza. La finanza tecnologica, o fintech, permette di fornire prodotti e servizi finanziari attraverso le tecnologie dell’informazione. La tecnologia spinge in avanti l’innovazione e questo conduce a nuove opportunità ma anche a nuovi problemi.

«Le nuove soluzioni si avvalgono, combinandole, di una pluralità di innovazioni tecnologiche: i device mobili di comunicazione – ha detto De Polis – sono nel contempo punti di contatto e mezzi per l’identificazione digitale del cliente; l’utilizzo di sistemi informatici in cloud rende possibile la creazione di nuove basi dati (big data) e la gestione di ingenti volumi di transazioni informative e dispositive; le potenzialità del machine learning, dell’intelligenza artificiale, della blockchain sostengono l’introduzione di nuovi prodotti e processi».

L’obiettivo è quello di cogliere i benefici di questa innovazione assicurando allo stesso tempo l’affidabilità e la sicurezza. E la protezione quando si parla del consumatore.

… e le sfide della Fintech

La prima sfida delle autorità è quella di «assicurare la ‘neutralità’ della scelta di un modello di business fintech rispetto a quello tradizionale rimuovendo eventuali barriere regolamentari», spiega il segretario Ivass. C’è poi la necessità di regolare gli effetti giuridici dei nuovi strumenti, ad esempio fugando le incertezze legali che ci possono essere nell’uso della tecnologia blockchain. E c’è l’esigenza di proteggere dati e privacy nel momento in cui le imprese usano le infrastrutture digitali in cloud.

Tutte queste possibilità possono però disorientare il consumatore e far aumentare i casi in cui vengono offerti prodotti o servizi non adatti alle esigenze dei clienti.

«L’ampia offerta digitale rischia di sopraffare la capacità del consumatore di scegliere, creando nel contempo situazioni di disorientamento e di “cattura” – sottolinea De Polis – L’illusione dell’autonomia e dell’autodeterminazione che il web ingenera nei clienti produce, paradossalmente, l’ampliarsi dei rischi di misselling, il proliferare di condizionamenti esterni e financo di inganni virtuali».

I temi etici

E se da un lato è diffusa la convinzione che «l’avvento della relazione digitale non faccia venire meno, in molti segmenti di mercato, l’importanza della relazione umana» (vale a dire: la persona in carne e ossa ancora servirà), dall’altra è pur vero che bisogna aumentare la cultura finanziaria e assicurativa e la confrontabilità dei prodotti per i consumatori.

A questo si aggiungono una serie di temi etici. Gli algoritmi non devono fare discriminazioni. E la delicatezza del tema è evidente quando si parla di servizi talmente personalizzati che i prezzi vengono fatti sulla base delle caratteristiche individuali.

Uno degli aspetti critici riguarda infatti i temi etici nell’uso dei big data, «da ricondurre per lo più – spiega il segretario Ivass – a rischi di inaccettabile discriminazione in fase di offerta, laddove ci si basi su algoritmi non trasparenti o supportati da tecniche non radicate in solidi principi e prassi attuariali».

Significa il rischio di fare discriminazioni, oppure di ottimizzare i prezzi dei prodotti finanziari «non solo in relazione ai rischi sottostanti ma anche avendo riguardo a caratteristiche come il tenore di vita, le abitudini o lo stato emozionale dei clienti.»

«La personalizzazione spinta di prodotti e tariffe può inoltre accrescere l’esclusione di alcune fasce di popolazione dal mercato assicurativo e, in ogni caso, rendere difficile il confronto tra prodotti simili ma specifici per singoli consumatori».