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Il Ministro delle Politiche agricole Centinaio ha ribadito a Bruxelles la contrarietà verso il sistema di etichetta a semaforo, giudicata fuorviante per il consumatore. In Europa il fronte dei favorevoli ha invece lanciato una iniziativa dei cittadini aperta fino a maggio 2020

Sabrina Bergamini

L’Italia non vuole il sistema di etichettatura NutriScore. Il ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio ha ribadito a Bruxelles che la posizione italiana rimane di contrarietà a un sistema che viene ritenuto «fuorviante» per il consumatore. Questa etichettatura, ha detto il Ministro, «non tutela la produzione italiana e non informa i consumatori in modo adeguato. La nostra posizione è assolutamente negativa».

 

Il Ministro, dopo il Consiglio europeo dei Ministri dell’Agricoltura e della Pesca, ha partecipato a un incontro bilaterale con il commissario Ue per la salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis al quale ha illustrato la posizione italiana su diversi schemi di etichettatura nutrizionale proposti in Europa. E, si legge in una nota del Ministero, «ha chiesto alla Commissione europea di non approvare modelli fuorvianti per il consumatore e assolutamente distorsivi rispetto al concetto di qualità sostenuto a livello europeo».

«Un tema così importante, da cui dipende la salute e la qualità della vita di milioni di consumatori europei, non può infatti essere banalizzato – prosegue il Ministero –  con un sistema di etichettatura non rappresentativo della qualità dei singoli prodotti e non rappresentativo del territorio da cui questi provengono».

Nutriscore: il fronte del no

Riparte così la discussione sul NutriScore, un sistema di etichettatura semplificata che esprime in modo sintetico la qualità nutrizionale di un alimento, calcolato su 100 grammi. Nel sistema francese, i valori nutrizionali sono classificati per colori e per lettere: la scala in lettere va dalla A alle E, i colori sono verde scuro, verde chiaro, arancio, giallo e rosso. Il verde scuro (con la A) è una valutazione positiva, il rosso (E) restituisce una valutazione negativa. In mezzo una gradualità di giudizi intermedi.

In Italia questo sistema non piace. Non a Coldiretti, né a diverse associazioni dei consumatori. Dopo l’intervento di Centinaio, a stretto giro arriva il commento di Confagricoltura, anch’essa contraria.

«Il sistema di etichettatura dei prodotti ‘Nutriscore’ non è in grado di assicurare ai consumatori un’informativa valida sotto il profilo scientifico – ha detto il presidente Confagricoltura Massimiliano Giansanti – Bene ha fatto il ministro Centinaio a porre con determinazione la questione alla Commissione europea per arrivare a una soluzione comune».

L’associazione chiede di trovare una soluzione europea comune, per evitare che ci siano diversi sistemi di informazione dei consumatori in un mercato unico.

«È emblematico quanto si sta verificando in Spagna – ha aggiunto Giansanti – A novembre dello scorso anno è stato deciso di introdurre il sistema di etichettatura ‘Nutriscore’. Successivamente, ci si è resi conto che l’olio d’oliva e il prosciutto sarebbero stati classificati come meno salubri rispetto, ad esempio, alla maionese. E’ stato quindi deciso di adattare il sistema alle specificità della dieta mediterranea. La decisione spagnola ha, però, suscitato le obiezioni della Francia, perché lo stesso prodotto non può essere etichettato in maniera diversa a seconda del Paese in cui viene immesso al consumo. Sono ora in corso contatti tra le due Amministrazioni per tentare di trovare un’intesa».

Nutriscore, l’iniziativa in favore

Fatto sta che, sotto molti aspetti, il Nutriscore va avanti. Solo questo giugno la Nestlé ha annunciato che adotterà l’etichettatura a semaforo entro il 2019. Comincerà da Svizzera, Francia e Belgio che sostengono già questo sistema.

A maggio è stata poi lanciata una iniziativa dei cittadini europei che chiede di muoversi verso questa direzione. Ma in Italia, molte le voci contrarie.

«Chiediamo alla Commissione europea – si legge nell’iniziativa – di imporre l’obbligo di un’etichettatura semplificata “Nutriscore” sui prodotti alimentari, al fine di tutelare la salute dei consumatori e di garantire che vengano loro fornite informazioni nutrizionali di qualità».

A oggi si contano poco più di 52 mila firme. Ne servono un milione, da raccogliere entro l’8 maggio 2020.

A leggere gli obiettivi, è evidente che l’impulso è anche quello di fare pressione, con questa forma di etichettatura, sulle aziende produttrici perché mettano sul mercato prodotti migliori dal punto di vista nutrizionale. L’iniziativa vuole infatti «rendere l’etichettatura nutrizionale più leggibile e comprensibile, così da poter cogliere a colpo d’occhio il valore nutrizionale di un alimento nel contesto della diversità dell’offerta alimentare». Ha l’obiettivo di «intervenire su questioni di salute pubblica incoraggiando i professionisti a migliorare la composizione dei loro prodotti». E quello di «armonizzare le informazioni nutrizionali a livello europeo imponendo un unico sistema ufficiale di etichettatura, che permetta di porre fine alla confusione dei consumatori europei di fronte al gran numero di loghi esistenti».

Tutti insomma rivendicano l’esigenza di migliorare e semplificare l’informazione ai consumatori. Come farlo, sembra davvero complicato.