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Francesca Marras

Tredici società finiscono nel mirino dell’Antitrust per “mancanza di trasparenza nell’indicazione delle condizioni economiche di fornitura di energia elettrica e gas sul mercato libero” rilevata sia nella documentazione contrattuale sia nella comunicazione promozionale.

Al fine di accertare tale condotta, l’Autorità ha avviato, quindi, 13 procedimenti istruttori nei confronti delle società Enel Energia, Optima, Green Network, Illumia, Wekiwi, Sentra, Olimpia-Gruppo Sinergy, Gasway, Dolomiti Energia, E.On, Axpo, Audax, Argos.

Energia elettrica e gas, le rilevazioni dell’Antitrust

“L’analisi delle principali offerte commerciali sul mercato libero proposte dalle società ha rivelato l’esistenza di diversi profili critici delle informazioni rese in ordine alle voci che concorrono alla formazione del prezzo complessivo dell’energia elettrica e del gas, comprensive di oneri che, una volta riportati in bolletta, vengono posti a carico dei consumatori”, spiega l’Autorità in una nota.

 

In particolare – prosegue – risulta che, prima della sottoscrizione del contratto, gli utenti non siano adeguatamente informati dell’esistenza di alcune voci di costo aggiuntive al prezzo della componente energia. Pertanto, solo al momento della ricezione delle bollette, essi si rendono conto degli effettivi costi delle forniture di energia elettrica e gas applicati da queste imprese, che risultano superiori alle attese.

“In molti casi – spiega ancora l’Antitrust – gli oneri di commercializzazione non sono indicati nel loro esatto ammontare oppure alcuni oneri previsti dal contratto non trovano fondamento in una corrispondente attività. Talvolta, invece, altre voci di costo risultano impropriamente addebitate agli utenti in caso di recesso anticipato, a titolo di penale o sotto forma di storno dei bonus concessi per incentivare l’adesione alle offerte commerciali”.

Indagine anche su eventuali condotte aggressive

Con l’avvio di questi procedimenti, l’Autorità intende accertare, dunque, l’esistenza di condotte relative alle offerte di fornitura dell’energia elettrica e del gas sul mercato libero che contrastino con le norme del Codice del Consumo, nei casi in cui le condizioni economiche prospettate nella documentazione contrattuale o promozionale da parte dei vari operatori del settore risultino ingannevoli, inadeguate o omissive.

L’indagine attiene anche alle condotte aggressive poste in essere da alcuni degli operatori citati, con particolare riguardo all’applicazione di penali in caso di recesso o di costi per servizi non resi, con l’obiettivo di “sanzionare i comportamenti  pregiudizievoli verso i clienti domestici e non domestici di piccole dimensioni e dissuaderne, quindi, la futura reiterazione”

“Tali comportamenti – conclude l’Autorità – potrebbero integrare, del resto, anche una condotta non diligente, in violazione  dell’art. 20 del Codice del Consumo”.

Codacons: consumatori influenzati dalla scarsa trasparenza

“Oggi il mercato libero dell’energia è una vera e propria giungla, con costi, balzelli, e condizioni contrattuali incomprensibili per l’utente medio e non illustrati in modo esplicito dalle società e dai loro operatori”, spiega il presidente Carlo Rienzi.

“Ne consegue – conclude – che il consumatore che passa al mercato libero viene influenzato nelle sue scelte da condizioni e contratti poco trasparenti e promesse di risparmio che poi non si verificano nella realtà, subendo un evidente danno economico”.

Il Codacons annuncia un monitoraggio sulle pubblicità delle tariffe luce e gas che promettono sconti e vantaggi inesistenti per i consumatori, al fine di denunciare per truffa le società che ingannano gli utenti.

UNC: massima condanna per le penali in caso di recesso

“Bene, ottima notizia, si faccia subito chiarezza –  afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. – Oltre a offerte commerciali poco chiare, il problema è che le bollette dell’energia, nonostante tutti gli sforzi profusi, continuano ad essere un mistero irrisolto di questo Paese, un rompicapo inestricabile. Diventa, quindi, facile trarre in inganno il consumatore, basta non essere esaustivi nella spiegazione e omettere dettagli importanti”.

“Per quanto riguarda poi le penali in caso di recesso, chiediamo la massima condanna possibile, perché sono un grave limite alla concorrenza”, conclude Vignola.