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Nei primi tre mesi dell’anno la spesa delle famiglie diminuisce mentre aumenta la propensione al risparmio. È l’effetto lockdown sui consumi. UNC: le misure di sostegno sono servite ma non abbastanza

Sabrina Bergamini

La spesa delle famiglie crolla mentre aumenta la propensione al risparmio. L’effetto lockdown sui consumi fa emergere queste due grandi tendenze, frutto in gran parte dell’emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate all’inizio della pandemia.

Giù la spesa delle famiglie, su il risparmio

Nel primo trimestre dell’anno, secondo i dati diffusi oggi dall’Istat, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito dell’1,6% rispetto al trimestre precedente, mentre la spesa per consumi finali è crollata del 6,4%.

 

La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stimata al 12,5%, in aumento di 4,6 punti percentuali rispetto al quarto trimestre 2019. L’Istat registra poi un aumento su base annuale dello 0,5% della pressione fiscale che si porta al 37,1%.

Il potere d’acquisto delle famiglie, prosegue l’Istituto, è diminuito rispetto al trimestre precedente dell’1,7%, a fronte di una sostanziale stabilità dei prezzi.

A commento di questi dati, spiega l’Istat: «Le misure di sostegno ai redditi introdotte per contenere gli effetti negativi dovuti all’emergenza sanitaria hanno limitato in misura significativa la caduta del reddito disponibile e del potere di acquisto delle famiglie. A fronte della brusca contrazione della spesa per consumi finali delle famiglie legata alle misure di contenimento, è aumentato considerevolmente il tasso di risparmio».

UNC: le misure di sostegno sono servite ma non abbastanza

Attenzione però, perché i dati si riferiscono al primo trimestre del 2020. C’è ancora da considerare l’impatto delle misure prese dal Governo e del lockdown nel periodo immediatamente seguente, considerato anche che i negozi sono stati chiusi a marzo. A puntualizzarlo è l’Unione Nazionale Consumatori.

«Le misure di sostegno dei redditi adottate a partire dal Cura Italia sono servite e hanno certo consentito di contenere la caduta del reddito disponibile e del potere d’acquisto, ma non abbastanza se sono scesi, rispettivamente, dell’1,6% e dell’1,7%, specie se si considera che si tratta di dati trimestrali e che l’Italia diventa zona rossa solo a partire dal 10 marzo e le attività produttive sospese dal 25 – dice il presidente UNC afferma Massimiliano Dona – Quanto al crollo dei consumi, precipitati del 6,4%, la speranza è che dipenda solo dalla chiusura dei negozi, avvenuta a partire dal 12 marzo, perché se invece già dipendesse, in parte, dal minore potere d’acquisto delle famiglie, allora è chiaro che con la riapertura delle attività non ci sarebbe quel rimbalzo dei consumi tanto atteso e sperato da tutti».