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Il coronavirus ha messo in evidenza le disuguaglianze digitali a scuola. Secondo un’indagine Agcom, oltre il 10% degli studenti non è stato raggiunto dalle lezioni a distanza

Sabrina Bergamini

Esclusi dalle lezioni a distanza. Senza pc o tablet, o con la necessità di condividerli in famiglia, senza spazi sufficienti per studiare o con una connessione troppo lenta. Il coronavirus ha esacerbato le disuguaglianze digitali a scuola perché la didattica a distanza non ha raggiunto tutti gli studenti, per motivi diversi, ma con un unico esito: aumentare ancor di più le differenze sociali e culturali e lasciare indietro una parte di giovani.

Quanti? Prova a rispondere l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, stimando che durante la chiusura delle scuole e le lezioni da remoto, il 12,7% degli studenti non abbia usufruito della didattica a distanza.

 

Digitalizzazione, disuguaglianze e coronavirus

Digitalizzazione e disuguaglianze sono fra i temi affrontati nell’approfondimento “L’impatto del coronavirus nei settori regolati”, allegato alla Relazione annuale dell’Agcom.

In un contesto di accelerato ricorso alle tecnologie, spiega l’Autorità, «l’esclusione digitale rischia di trasformarsi in esclusione economica, sociale, educativa, informativa, financo culturale».

Nel periodo 2018-2019 il 33,8% delle famiglie non possedeva un computer o tablet in casa, percentuale che aumentava al 70,6% tra le famiglie di soli anziani e che, all’opposto, scendeva al 14,3% tra le famiglie con almeno un minorenne.

La copertura territoriale potenzialmente consente all’88,9% delle famiglie italiane di accedere a servizi internet con velocità maggiori o uguali a 30 Mbps ma solo il 37,2% di esse possiede effettivamente una simile connessione.

Diseguaglianze digitali a scuola

L’Agcom riconosce che «la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado e delle università ha posto numerose sfide da affrontare giacché, con l’avvento della pandemia, le disuguaglianze digitali sono esplose in tutta la loro gravità per il numero senza precedenti di studenti coinvolti nell’educazione a distanza».

Disponibilità dei servizi di connessione di alta qualità e scelte sulla dotazione digitale da parte delle scuole creano un panorama molto disomogeneo che contrasta col principio delle pari opportunità dei giovani. È ad esempio diversa la percentuale di scuole raggiunte in tecnologia FTTH.

A questo si è aggiunta l’educazione a distanza che richiede disponibilità tecnologica e competenze digitali. Significa che bisogna avere pc e tablet in famiglia, che questi device devono essere disponibili (spesso invece sono condivisi con i genitori o con fratelli e sorelle), che serve uno spazio per studiare ma anche un adulto disponibile a seguire gli studenti più piccoli nella didattica a distanza.

Oltre 10 studenti su 100 esclusi dalle lezioni a distanza

Le lezioni a distanza non hanno raggiunto tutti. Secondo una ricerca fatta dall’Agcom stessa, «l’educazione a distanza durante il periodo del lockdown ha riguardato poco meno del 90% degli individui intervistati».

Questo significa, letto al contrario, che «oltre 10 ragazzi su 100 sono rimasti esclusi dal processo educativo. Inoltre, un ulteriore 20% ha potuto frequentare i corsi soltanto in maniera saltuaria, senza poter svolgere regolarmente le lezioni relative all’anno scolastico in corso».

20 studenti su cento hanno potuto studiare attraverso educazione a distanza solo saltuariamente. Il 25% degli studenti lamenta problemi di velocità della connessione da casa. Il 19% segnala che non tutta la classe ha potuto prendere parte alle lezioni a distanza e questo dà la misura di quanti siano comunque rimasti indietro.

Come spiega l’Agcom, infatti, «solo il 40% ha dichiarato di non aver dovuto affrontare problematiche riguardo alle lezioni a distanza. Emerge la presenza di numerose criticità, potenzialmente tutte in grado di esacerbare disuguaglianze tra gli studenti. Se da una parte la lentezza delle connessioni di casa  si rivelal’aspetto maggiormente indicato dagli studenti e familiari intervistati (25%), non sono di poco conto le altre problematiche che, come detto in precedenza, sono emerse in questa nuova fase. Non solo affiorano diversità tra differenti contesti scolastici ma anche all’interno di una singola classe, come desumibile dal 19% di studenti che ha evidenziato come non tutti i compagni abbiano potuto partecipare all’educazione a distanza».

A questo si aggiungono le altre difficoltà, quelle in famiglie e quelle legate all’offerta scolastica.

«La difficoltà nell’uso dei software necessari per l’educazione a distanza e la necessità di condividere gli spazi con gli altri componenti della famiglia rappresentano un fattore di criticità per il 14% degli studenti italiani. Infine, il deficit nella disponibilità di apparecchi e la carenza dell’offerta formativa da parte delle scuole, entrambi con circa il 10%, rappresentano due ulteriori fattori in grado di generare un sistema scolastico fortemente eterogeneo, che rischia di alimentare le diseguaglianze sin dai primi anni di vita di un individuo».

UNC: servono corsi di recupero estivi

È un quadro preoccupante.

«Servono corsi di recupero estivi organizzati dalle scuole per recuperare questo gap vergognoso – dice Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – Se il 20% degli studenti ha potuto frequentare i corsi soltanto in maniera saltuaria, senza poter svolgere regolarmente le lezioni relative all’anno scolastico in corso, è evidente che questo deficit va colmato prima di settembre e prima che la scuola riparta».

«Lo avevamo detto fin dall’inizio dell’emergenza Covid, citando dati Istat, che la didattica a distanza sarebbe stata un problema, specie al Sud e che i 70 milioni all’epoca stanziati dal Governo per l’acquisto di tablet e computer erano del tutto inadeguati – prosegue Dona –  Ora la conferma arriva dai dati dell’Agcom, secondo i quali 60 studenti su 100 hanno avuto almeno un problema per la didattica a distanza e 25 su 100 hanno avuto problemi di velocità di connessione. Va inoltre considerato che non tutte le famiglie possono permettersi economicamente un abbonamento flat per una connessione internet veloce».