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Ogni sette bambini che frequentano la scuola dell’obbligo, ce n’è uno che esprime disaffezione scolastica e questo può tradursi in abbandono: è la denuncia di Mani Tese

Sabrina Bergamini

In Italia un bambino su sette è a rischio di abbandono scolastico. Fin dagli ultimi anni della scuola elementare, c’è una percentuale di bambini, intorno al 15%, che manifesta malessere e disagio nei confronti della scuola, tristezza, rabbia, emozioni generalmente negative.

«Ogni sette bambini che frequentano la scuola dell’obbligo ce n’è uno che porta i sintomi della disaffezione scolastica», dice Mani Tese. E questa disaffezione, se non si interviene per tempo, può diventare abbandono scolastico.

 

È quanto emerge dall’indagine sul benessere scolastico realizzata nell’ambito del progetto “Piccoli che Valgono!” promosso da Mani Tese con il contributo di Con i Bambini, insieme ad altri partner, nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile.

L’indagine ha riguardato 1277 bambini dai 9 ai 13 anni che hanno risposto individualmente, senza l’intervento di genitori e insegnanti, a una serie di domande volte a valutare la percezione verso i fattori del disagio scolastico, dalle emozioni dentro la scuola ai tentativi di evitarla, dallo stile genitoriale alla fiducia verso gli adulti.

L’abbandono scolastico in Italia

Il contesto di riferimento vede l’Italia in situazione critica per l’abbandono scolastico. I dati Eurostat 2019 mostrano che, nonostante i progressi, l’Italia continua a collocarsi negli ultimi posti in Europa quando si considera il tasso di abbandono scolastico con un preoccupante incremento verificatosi nel 2018 in controtendenza rispetto ai dati degli ultimi anni (dal 14% al 14.5%). C’è poi un altro 7% di studenti che, pur andando a scuola e ottenendo i titoli di studio, non acquisisce le competenze richieste.

La “costante fissa del disagio”

L’indagine evidenzia su tutto «una sorta di costante fissa del disagio, che riguarda una fascia di minori in una percentuale che si attesta sempre intorno al 15%».

C’è una quota di studenti che denuncia l’assenza di sostegno da parte dei genitori, prova sentimenti negativi all’interno della scuola e anche all’esterno, chiede ai genitori di rimanere a casa invece di andare a scuola. E si aggira sempre intorno al 15%.

«È la regola del settimo nano – ha detto Giacomo Petitti, Responsabile Educazione e Formazione di Mani Tese –  circa un bambino su sette manifesta un malessere fin dagli ultimi anni della scuola elementare che, se non intercettato per tempo, può facilmente trasformarsi in dispersione e contribuire alle ragioni dell’abbandono, su cui l’Italia continua a mostrare valori preoccupanti rispetto alla media europea».

Il 13% degli intervistati dell’indagine percepisce i genitori come non supportivi perché rimproverano sempre (4,9%), lasciano fare ai bambini tutto ciò che vogliono (5,3%) o più semplicemente si fanno gli affari loro (2,9%).

Una percentuale analoga si ritrova nelle emozioni provate a scuola. Il 15% degli studenti dichiara sentimenti negativi come rabbia, paura, tristezza e disperazione nel rapporto con gli insegnanti. La scuola in generale suscita emozioni negative nel 20% dei partecipanti, con un significativo aumento nel passaggio tra la primaria e la secondaria di primo grado. Sono segno di malessere le strategie di evitamento: al 15% dei ragazzini capita di chiedere ai genitori di non andare a scuola e rimanere a casa. Il 9% non ha amici, o ne ha pochissimi, nel contesto scolastico. E anche fuori da scuola le cose non vanno meglio, perché la percentuale di minori che fuori dalla scuola dichiarano di non provare stimoli piacevoli è ancora del 15%.

«Questi dati – dice Mani Tese – sembrano essere in correlazione con la motivazione allo studio, da cui emerge che circa la metà degli intervistati dice di avere poco o nessun interesse per lo studio e, cosa ancor più allarmante trattandosi di una fascia di età tra i 9 e i 13 anni, dichiara di non essere particolarmente interessata ad imparare cose nuove». Un dato positivo, da cui ripartire, c’è. Ed è la fiducia verso gli adulti, verso genitori e insegnanti, indicata dal 95% dei ragazzini.