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L' UNIONE fa la forza se dai forza all'UNIONE.

 

Dopo molti anni i problemi relativi alla depurazione permangono gli stessi, nonostante le periodiche diffide dell’Unione Europea all’Italia e nonostante l’avvicendarsi di inchieste giudiziarie in materia.

Ad affermarlo è l’Avv. Saverio Cuoco, presidente regionale dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria che si è occupata più volte di tale argomento, quasi incessantemente a decorrere dal 2008 e diversi sono stati i ricorsi inoltrati per l’inadempimento nel servizio di depurazione, soprattutto per aver corrisposto un canone di depurazione a fronte di impianti inattivi o non funzionanti.

 

Il canone di depurazione non riveste carattere tributario ma tariffario, vale a dire deve corrispondere ad un servizio erogato e non può essere chiesto se i depuratori sono inattivi o non funzionanti, come ribadito dalla stessa Corte Costituzionale con sentenza n° 335 del 2008, che ha statuito che nei centri dove manca o non è funzionante un servizio centralizzato di depurazione per le acque fognarie, chi gestisce il servizio idrico, sia esso pubblico o privato, non può riscuotere la somma destinata alla depurazione, il cui importo viene caricato sulle bollette degli utenti.

L’Unione Europea ha più volte sanzionato l’Italia e la Calabria in particolare per il mancato adeguamento alla normativa Europea sui sistemi di depurazione, così come la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, nell’ambito della inchiesta “Maladepurazione”  nel settembre 2018 (ultima in ordine di tempo), ha posto sotto sequestro quattordici impianti di depurazione della provincia di Reggio Calabria (di cui ben sei ricadenti nel territorio del comune capoluogo) per presunte irregolarità nelle operazioni di depurazione a decorrere dal 2010/2011 fino ad oggi.

Attendiamo pertanto gli sviluppi di tale inchiesta, così come sia fatta finalmente chiarezza anche sul depuratore di Ravagnese e su tutti gli altri depuratori della regione Calabria, accertando se tali impianti hanno mai rispettato i parametri chimico-fisici allo scarico, entro i limiti di emissione previsti dal D.Lgs. n° 152 del 2006 a causa del mancato funzionamento della sezione dei trattamenti preliminari e della sezione di sedimentazione secondaria, verificando inoltre le criticità che sono state riscontrate anche nel processo di disinfezione delle acque reflue che hanno impedito il normale processo di depurazione, per cui tali acque non depurate e non disinfettate sono state scaricate direttamente sulle battige, in zone destinate alla balneazione, problema strettamente collegato al sistema depurazione e del tutto irrisolto e che vede anche quest’anno interi tratti di mare della città non balneabili in quanto non conformi alle normative di settore.

l’Unione Nazionale Consumatori Calabria, che si è già costituita parte civile nel procedimento penale denominato “Maladepurazione” e che in passato, ha ottenuto la condanna anche del Comune di Reggio Calabria al rimborso dei canoni corrisposti per il servizio di depurazione, chiede ai comuni interessati di restituire ai cittadini-bancomat i canoni ingiustamente corrisposti, così come chiede come più volte sollecitato invano, di conoscere se il Comune di Reggio Calabria ha predisposto un apposito fondo vincolato all’interno del quale far confluire le quote versate dagli utenti come previsto dalla normativa vigente in materia, che disciplina espressamente le procedure finanziarie del rimborso che i gestori devono effettuare attraverso i fondi vincolati, qualora non  impiegati per gli scopi previsti.