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L' UNIONE fa la forza se dai forza all'UNIONE.

 

Elena Leoparco

Oggi è il “Fish Dependence Day, data che indica la fine per l’Europa di pesce, molluschi e crostacei da approvvigionamento interno e l’inizio delle importazioni e della dipendenza dal pesce estero, fino a fine anno.

L’88% degli stock ittici monitorati negli oceani e nel Mediterraneo risulta sovrasfruttato. Così, il WWF lancia l’allarme ed invita anche i consumatori ad adottare comportamenti di acquisto responsabili grazie al banco del pesce interattivo, da oggi online, con cui sperimentare la sostenibilità delle proprie scelte.

 

Il progetto di WWF “Fish Forward”, co-finanziato dell’Unione Europea è una guida online al consumo sostenibile nella quale sono raccolte le pratiche responsabili che si possono adottare negli acquisti di tutti i giorni.

Qualche esempio? Privilegiare specie locali e poco comuni, utilizzare le etichette come fonte di informazioni utili nella scelta del pesce più sostenibile, conoscere le certificazioni, fare attenzione alle taglie minime di ogni specie.

Peschereccio

Per far fronte ad una domanda di pesce sempre crescente, l’UE è diventato il più grande mercato ittico del mondo, nonché il maggiore importatore di prodotti ittici, metà dei quali provengono dai paesi in via di sviluppo.

Se per gli europei la notizia è negativa, per il mercato italiano è ancora più sconcertante. L’Italia infatti,ha esaurito l’equivalente della propria produzione annua il 6 aprile di quest’anno. In poco più di tre mesi abbiamo consumato l’equivalente dell’intera produzione ittica annuale interna: la nostra domanda di consumo è talmente alta da eccedere di circa 3 volte il supporto alimentare che pesca e acquacoltura nel Mediterraneo possono sostenere. Non a caso gli italiani sono tra i maggiori consumatori in Europa con in media circa 29 kg di pesce a persona all’anno (la media pro capite europea è di 22,7 kg/anno).

“Gli oceani di tutto il mondo sono sovrasfruttati. Basti pensare che circa il 33% degli stock ittici globali è sovrapescato mentre il 60% viene sfruttato al massimo delle proprie capacità”. È l’allarme di Eva Alessi, responsabile del progetto Fish Forward e responsabile dei consumi sostenibili di WWF Italia.

Eva Alessi, responsabile dei consumi sostenibili di WWF Italia

“Stiamo mettendo a rischio la sopravvivenza delle risorse naturali marine e con loro tutte le comunità che vivono di pesca come fonte di cibo e di reddito, dai villaggi del Mediterraneo fino agli arcipelaghi indonesiani. Si tratta di circa 800 milioni di persone. Mai come oggi è stato di così vitale importanza mettere in atto comportamenti sostenibili per la salvaguardia degli ecosistemi marini. È nostro dovere trattare gli oceani con più attenzione se vogliamo che la vita marina torni a prosperare e che il pesce continui a nutrire noi e le generazioni future”.