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I costi per la gestione di un conto corrente vengono spesso sottovalutati ma in realtà possono rappresentare una grossa voce di spesa nel bilancio di un consumatore e sempre più i “costi nascosti” diventano una problematica da dover gestire.

Un’indagine sui costi dei conti corrente fatta dalla Banca d’Italia sottolinea come negli ultimi anni la spesa per la gestione di un conto “standard” sia aumentata del 6,5% con un costo ancor maggiore se si analizzano gli ultimi tre mesi: +3,7%.

Alcuni istituti bancari ci promettono dei tassi agevolati, un conto “a costo zero” e altri vantaggi che però, non sempre, hanno durata illimitata.

 

Quali sono le problematiche più frequenti ?

Ai nostri sportelli arrivano molte segnalazioni riguardo i costi nascosti del conto corrente: spese che non erano state annunciate al momento dell’apertura e che invece dopo pochi mesi ci troviamo a dover affrontare.

Anche ad un occhio attento, ad esempio, può sfuggire che verranno addebitati: i prelievi, le operazioni con la carta di credito o l’utilizzo del libretto degli assegni.

Come capire quali sono i costi nascosti del conto corrente ?

Seguendo alcune indicazioni è possibile capire quali sono i costi nascosti del conto corrente riuscendo così a non incappare in spiacevoli sorprese a fine mese.

Una buona abitudine è quella di controllare l’Indicatore Sintetico di Costo (ISC) che viene comunicato nell’informativa periodica di fine anno e che offre una visione complessiva del costo totale di gestione del conto comprese tutte le spese e le commissioni che sarebbero addebitate a un cliente-tipo nel corso dell’anno, al netto degli interessi e delle commissioni su eventuali scoperti di conto corrente.

Ma l’ISC non basta per avere un’idea chiara sui costi di un conto corrente, ecco allora alcuni consigli per evitare di veder lievitare i  costi di gestione:

  • prudenza, leggete attentamente il contratto assicurandovi che non ci siano clausole per le quali la gestione del vostro conto corrente potrebbe diventare eccessivamente onerosa;
  • il conto corrente risulta avere dei costi importanti specialmente per chi fa molte operazioni o per chi ha un conto attivo da molto tempo con la stessa banca;
  • molto spesso ad aumentare è il costo, ad esempio, del bancomat, del libretto degli assegni o della carta di credito, controllate bene queste voci di spesa sul vostro estratto conto;
  • i documenti che riguardano il vostro conto corrente fateveli mandare in formato elettronico e non via posta perché quest’ultimo tipo di spedizione ha un costo spesso “nascosto” che vi verrà addebitato;
  • alcune banche hanno introdotto una commissione per ogni prelievo allo sportello. In tal caso prelevate al bancomat e per le operazioni meglio farle online. Ad esempio non chiedete l’estratto conto e la lista movimenti allo sportello. Anche i bonifici fateli via internet;
  • per scegliere al meglio a quale banca affidare i propri risparmi può essere utile  il nostro articolo con alcuni consigli utili.

Ma non finisce qui

Altro aspetto da non sottovalutare riguarda le modifiche unilaterali del contratto da parte della banca con aumento dei costi di gestione del conto corrente.

In tal caso è utile sapere che la banca deve informare il cliente per iscritto entro 2 mesi prima dall’applicazione delle nuove condizioni dando così il tempo al cliente di cambiare istituto bancario qualora queste modifiche non fossero da lui condivise, tra l’altro le modifiche che la banca decide di attuare devono essere motivate. Ricordiamo inoltre che qualora il cliente non fosse disposto a condividere le nuove condizioni applicate al rapporto di conto, ha facoltà di recedere dal contratto entro il termine previsto senza alcun onere di spesa.

Il ruolo dell’Arbitro Bancario Finanziario

In un contenzioso con una banca il sistema di risoluzione extragiudiziale più efficace è quello dell’Arbitro Bancario Finanziario.

Si tratta di un utile strumento a cui il consumatore può fare ricorso sulle controversie che sorgono fra cliente e banca riferite alla gestione delle operazioni e delle spese o a procedure ad esse relative.

Dopo aver presentato un reclamo alla banca, qualora quest’ultima non risponda entro 30 giorni o la sua risposta sia ritenuta non sufficiente, il consumatore si può rivolgere all’ABF attraverso una procedura online.

A quel punto l’ABF contatterà la banca in questione che avrà 45 giorni per rispondere con le sue motivazioni.

Entro 60 giorni dal ricevimento delle osservazioni della banca l’ABF esprimerà il suo giudizio sulla questione.

Per supportarvi nell’invio del reclamo all’ABF o per ulteriori problemi con la banca i nostri esperti sono a disposizione attraverso lo sportello Banche.

Autore: Lorenzo Cargnelutti