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Cosa accadrà ora che il Parlamento europeo ha dato via libera alla proposta di riforma del copyright online? Intanto prosegue l’iter del procedimento, che ora dovrà essere sottoposto alla fase di discussione fra le istituzioni europee e gli Stati, con una votazione finale prevista per gennaio 2019. Un ulteriore passaggio sarà quello del recepimento della direttiva a livello nazionale. Ma il giorno dopo il via libera di Strasburgo, continuano le reazioni alla proposta dell’Europa di aggiornare il diritto d’autore nell’epoca digitale. Sotto i riflettori ci sono le modalità con cui la riforma è stata delineata. Fra le voci critiche si segnala la presa di posizione di Altroconsumo e dell’Unione Nazionale Consumatori.

 

“Se le cose dovessero rimanere così come sono, il rischio che venga messo un freno alla libertà dei consumatoriin rete sembra piuttosto fondato”, dice Altroconsumo.  “La conseguenza di questo voto è chiara – ha commentato Monique Goyens, direttore generale del BEUC -. Le piattaforme non avranno altra scelta che controllare e filtrare qualsiasi contenuto che i consumatori vogliono caricare: questo porterà al blocco ingiustificato di molti contenuti. Questo non è il tipo di Internet di cui hanno bisogno di consumatori o che si aspettano. Questa riforma protezionistica andrà a beneficio solo dell’industria del copyright a spese dei consumatori”.

Per l’Unione Nazionale Consumatori la direttiva “limita oltre misura la facilità di accesso alle informazioni”, colpisce il pluralismo e la diffusione delle notizie. Sostiene il presidente dell’associazione Massimiliano Dona: “La riforma approvata, purtroppo, non riesce a coniugare la sacrosanta tutela del diritto d’autore e l’informazione di qualità con la facilità di accesso alle news, salvaguardando la libertà della rete ed il diritto dei consumatori ad un’informazione libera ed accessibile. Avevamo scritto ai parlamentari europei, denunciando che la direttiva avrebbe finito per limitare oltre misura la facilità di accesso alle informazioni online, soprattutto a discapito dei consumatori. In particolare gli articoli 11 e 13 rischiano di comportare la chiusura degli aggregatori, andando paradossalmente a colpire il pluralismo e la diffusione delle notizie, obbligando le piattaforme di condivisione online ad attivare filtri preventivi, trasformandole in censori”.

Contraria alla riforma delineata è anche l’Anso, Associazione nazionale stampa online, che teme “pesanti ricadute sui piccoli editori digitali” e si appella al Governo italiano.  “C’è ancora una possibilità che la direttiva non sia adottata, ovvero nel caso in cui uno o più stati si mostrino contrari – commenta Matteo Rainisio, vicepresidente dell’associazione nazionale stampa online Anso – La nuova posizione dell’Italia dovrà essere sostenuta nelle prossime discussioni a Bruxelles, e fin da subito chiediamo come rappresentanti degli editori nativi digitali di essere parte in causa nella discussione sull’eventuale recepimento della normativa da parte del Parlamento Italiano”. Come editori nativi digitali, conclude, “abbiamo sempre sostenuto che la direttiva non avrebbe portato benefici, nel medio lungo periodo, ai grandi ma fin da subito avrà una pesante ricaduta, come avvenuto in Spagna, per i piccoli nativi digitali”.