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Se non conosci i tuoi diritti, se non sai come farli valere, se hai problemi con

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L' UNIONE fa la forza se dai forza all'UNIONE.

 

Il 12 settembre 2018 l’Europarlamento riunito a Strasburgo ha votato a favore della riforma sul copyright. Con questo voto favorevole potranno adesso partire i negoziati tra Europarlamento, Consiglio e Commissione Europea per trovare un’intesa sulla versione definitiva della riforma. L’ultima scadenza per la votazione definitiva è stata fissata entro il maggio del 2019, dopodiché spetterà ai singoli Stati membri dell’UE recepire la direttiva. Vediamo nello specifico cosa prevede questa riforma e perché noi dell’Unione Nazionale Consumatori continuiamo a opporci alla sua entrata in vigore. Cosa prevede la riforma La riforma sul copyright prevede un aggiornamento delle regole sul riconoscimento del diritto d’autore nell’Unione Europea, ferme al 2011. Il suo obiettivo è garantire che determinate categorie professionali che svolgono prestazioni creative – ad esempio musicisti, artisti, interpreti, sceneggiatori, editori e giornalisti – vengano pagati per il loro lavoro quando le loro opere vengono condivise su piattaforme come YouTube o Facebook o riprese da aggregatori di notizie come Google News. Perché fanno discutere alcuni articoli della riforma Nonostante all’interno dell’Europarlamento sia generalmente condivisa la necessità di aggiornare le regole sul copyright, la riforma è stata molto criticata specie per i contenuti degli articoli 11 e 13. Secondo chi si oppone alla riforma, questi articoli in particolare una volta attuati potrebbero impedire la libera diffusione delle informazioni sul web. Secondo l’articolo 11 – noto come “link tax” – ogni Stato membro deve far sì che gli editori ricevano compensi “consoni ed equi” per l’uso dei loro materiali da parte dei “fornitori di servizi nella società dell’informazione”, vale a dire piattaforme di condivisione e aggregatori di notizie. Gli editori non devono invece ricevere alcun compenso nel caso in cui i loro contenuti siano utilizzi privatamente o per fini non commerciale, come nel caso di Wikipedia. L’articolo 13 assegna invece alle piattaforme online il compito di monitorare tutto ciò che viene caricato dai loro utenti. In questo modo verrebbe scongiurata la pubblicazione di contenuti protetti dal diritto d’autore. La nostra posizione Alla luce delle animate discussioni che hanno preceduto l’approvazione di questa riforma, è ipotizzabile che questa riforma, nel momento in cui sarà entrata in vigore, difficilmente metterà tutti d’accordo e avrà seri problemi a tutelare allo stesso modo il diritto d’autore, la qualità dell’informazione e, soprattutto, il diritto dei consumatori ad accedere in maniera libera alle notizie. Noi dell’Unione Nazionale Consumatori abbiamo espresso più volte i nostri dubbi su questa riforma. Abbiamo anche scritto ai parlamentari europei, denunciando che essa finirà per limitare oltre misura la facilità di accesso alle informazioni online. Le nostre maggiori preoccupazioni riguardano proprio gli articoli 11 e 13, i quali una volta attuati potrebbero essere il preludio alla chiusura degli aggregatori (come già avvenuto in Spagna con Google News, ma anche con realtà come Planeta Ludico, NiagaRank, InfoAliment, e Multifriki), andando così a mettere dei paletti al pluralismo e alla diffusione delle notizie. Inoltre, i filtri preventivi che verranno predisposti dalle piattaforme online, stando a quanto previsto dall’articolo 13, trasformeranno spazi di condivisione in luoghi di censura, mettendo in discussione non solo l’accesso all’informazione ma anche il diritto di espressione di ogni utente del web. Un altro problema correlato a questa riforma è che sono in pochi a conoscerne davvero i contenuti. Lo dimostrano i risultati della nostra campagna “Poche parole”, secondo cui l’86% dei consumatori digitali interpellati non ha mai sentito parlare di queste direttive o, comunque, non ne conosce neanche vagamente i contenuti. Ma non solo. Su 100 persone intervistate, 85 hanno sostenuto di non essere d’accordo con il sistema di controllo automatico dei contenuti caricati sulle piattaforme online, mentre è d’accordo con quanto indicato nell’articolo 11 una percentuale che oscilla tra il 54 e il 57% degli intervistati. Reazioni prevedibili, considerato che il 93% dei consumatori italiani ritiene internet un canale fondamentale di informazione e un italiano su due (il 49%) lo riconosce come il proprio strumento di informazione principale. Un dato, questo, che da solo dovrebbe bastare per far sì che internet continui a essere un canale di informazione libero e accessibile a tutti come lo è stato finora. Anche i canali che mediano tra la fonte delle notizie e i loro fruitori (aggregatori di notizie, social network e motori di ricerca), seppur con tutti i loro limiti, si sono ritagliati soprattutto negli ultimi anni un’importanza sempre maggiore. Basti pensare che il 76% dei consumatori ha dichiarato di usarli quotidianamente per accedere alle notizie. Si tratta soprattutto di giovani e giovanissimi che nel 52% dei casi si informano direttamente sui social network. Mentre chi condivide di più i contenuti sono i consumatori più maturi (54%). Questi numeri nel complesso dimostrano che una censura applicati su questi mezzi rischia di tagliare fuori dall’informazione un numero altissimo di persone praticamente di ogni fascia d’età. SCARICA IL REPORT COMPLETO L’alto livello di affezione dei consumatori al web come fonte di informazione è confermata anche dalla video inchiesta che abbiamo realizzato per indagare sul modo in cui gli utenti cercano le informazioni sul web e su come le condividono nelle varie piattaforme. Da tanti di loro sono stati lanciati degli appelli ai deputati europei affinché rivedano i contenuti della riforma sul Osservando tutti questi dati emerge dunque l’importanza del web in tutte le sue declinazioni come strumento di informazione utilizzato in maniera sempre più frequente dai consumatori. Mancano ancora dei mesi alla votazione definitiva: continua a seguirci per essere sempre aggiornato sulla riforma del copyright sul sito pocheparole.consumatori.it e sui social attraverso gli hashtag #pocheparole #saveyourinternet #fixcopyright. Noi continueremo a batterci per la tutela della libertà di informazione. Autore: Simona Volpe