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Abbigliamento, cosmetici e farmaci sono i prodotti più colpiti dalla contraffazione, con una tendenza in aumento. E prodotti che violano la proprietà intellettuale sono privi di garanzie per i consumatori, tanto che “18 miliardi di euro di mancate vendite” sono altrettanti miliardi di rischi per i clienti: così Indicam, l’istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione, commenta gli ultimi dati diffusi in tema di violazioni di diritti di proprietà intellettuale nell’ultimo rapporto Euipo.

 

Secondo lo studio dell’European Union Intellectual Property Office (EUIPO) sull’entità delle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale pubblicato oggi, in undici settori chiave per l’economia europea si contano mancate vendite per oltre 56 miliardi di euro, spiega Indicam.

“La contraffazione ha raggiunto livelli allarmanti per numeri, impatto sull’occupazione e sulle mancate vendite – ha detto Mario Peserico, Presidente Indicam – È preoccupante il danno che soffrono le filiere dei vari settori che EUIPO ha analizzato, poiché la contraffazione va a impattare direttamente sulle persone che in quelle filiere lavorano, come dimostra il dato di 468.000 posti di lavoro persi”. Le mancate vendite nell’abbigliamentoammontano a 28 miliardi di euro, quelle dei cosmeticisono pari a 7 miliardi, e questi due settori insieme ai farmaci sono i più colpiti dalla contraffazione, con un trend in aumento.

L’ingresso di merci false in Europa è stimato da Ocse e Euipo in 121 miliardi di euro, un flusso proveniente in ampia maggioranza dalla Cina e dalla Turchia. Tutto ciò a danno della proprietà intellettuale che vale il 42% del PIL comunitario, un valore che in Italia sale fino al 44% del prodotto interno.  

“I prodotti che violano la proprietà intellettuale – prosegue Peserico – sono privi di ogni elemento di garanzia per i consumatori. Leggendo il rapporto EUIPO si deve osservare che tra cosmetici, farmaci e prodotti alcolici destinati al consumo si parla di più di 18 miliardi di euro di mancate vendite. Ossia 18 miliardi di rischio per i clienti. È innegabile che non si stia adeguatamente contrastando il mercato di prodotti illeciti e ciò per via di norme, come quella che regolamenta l’e-commerce, non adeguate a dare profili di responsabilità agli operatori che oggi dominano il web. Ci auguriamo che la prossima Commissione Europea affronti, accanto a questo tema, anche il tema legato alla mancanza, ad oggi, di medesimi criteri e analisi di rischio tra le Dogane dei diversi Stati membri. Ci auguriamo che l’azione comunitaria arrivi a mettere sotto pressione i Paesi all’origine delle merci false, con attenzione almeno a Cina e Turchia che sono gran parte del problema. L’anticontraffazione non deve più essere solo argomento di discussione, ma azione concreta”.