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Secondo le stime di Confesercenti i consumi non recuperano e, a sei mesi dall’inizio del lockdown e dell’emergenza, il bilancio è ancora negativo. In forte calo la spesa in beni non alimentari

Francesca Marras

I consumi non recuperano e, a sei mesi dall’inizio del lockdown e dell’emergenza, il bilancio è ancora negativo, secondo le stime di Confesercenti: tra marzo e agosto di quest’anno, le famiglie italiane hanno speso in beni e servizi oltre 2.300 euro in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, per un totale di 59,2 miliardi di euro di acquisti ‘svaniti’ dall’avvio della crisi Covid.

“Dopo il blackout di marzo e aprile dovuto al fermo delle attività, i consumi sono ripartiti lentamente – spiega Confesercenti. – I dati di cui disponiamo sinora indicano che la spesa delle famiglie, a quattro mesi dalla “riapertura”, non ha ancora ripreso un sentiero ben definito di aumento e recupero”.

 

Consumi, in calo la spesa in beni non alimentari

Secondo i dati di Confesercenti, dopo il riavvio delle attività gli italiani hanno continuato a tagliare gli acquisti: rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, nei sei mesi che vanno da marzo ad agosto la spesa media in beni non alimentari è scesa di 1.170 euro a famiglia.

A ridursi sono soprattutto le spese per abbigliamento e calzature (-278 euro in sei mesi, per un totale di -7 miliardi di euro), ma si registrano veri e propri crolli anche per le spese in ricreazione, spettacolo e cultura (-195 euro, totale -5 miliardi) e mobili e arredamento (-166 euro, complessiva -4,2 miliardi). Affondano anche i consumi nei pubblici esercizi, con una flessione di 207 euro per nucleo familiare, pari ad una perdita totale di 5,5 miliardi.

In calo le vendite dei negozi tradizionali

Il contesto risulta particolarmente difficile per i negozi tradizionali, considerando che l’emergenza, oltre a ridurre la spesa totale delle famiglie, ne ha travasato una quota verso l’online.

In sei mesi la distribuzione tradizionale ha registrato complessivamente un calo delle vendite del 12,1%, che risultano praticamente dimezzate per abbigliamento e pellicceria (-41,1%). In forte calo anche le vendite nei negozi di calzature (-37,8%) e bar e ristoranti (-30,3%).

“Rimane da capire se il mutamento nei comportamenti di spesa sarà duraturo. Vari fattori possono agire nel senso di una riduzione permanente della spesa delle famiglie o di una sua redistribuzione: la stabilizzazione del lavoro agile su livelli significativamente elevati, l’incertezza rispetto alla ripresa della pandemia o al peggioramento delle proprie condizioni economiche, l’aspettativa di futuri incrementi di imposte per affrontare la crisi”, spiega Confesercenti.

“Bisogna evitare l’avvitamento al ribasso, dando nuove certezze alle famiglie e ai lavoratori – conclude. – Un risultato che potremo ottenere solo sostenendo la ripartenza delle imprese: c’è bisogno di un grande piano di sostegno e di riconversione e di digitalizzazione delle attività, che permetta al tessuto imprenditoriale di ristrutturarsi per superare la crisi e tornare a crescere e a creare lavoro”.